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Apri le discoteche, chiudi le discoteche…togli la mascherina, metti la mascherina…Vai in vacanza, ma non divertirti… Passeggia sul lungomare ma non respirare… Vai a bere ma non fermarti davanti al locale…E dalle 18 alle 6:”Giovani! Tutti in fila per tre con il resto di due!”

La musica è finita, gli amici se ne vanno

Venghino Siori Venghino!!! Altro giro, altra corsa, altro premio! …E altra ordinanza senza…speranza! In teoria è l’ultima a morire (la speranza) ma in questo caso non c’è più nessuno in fila e quindi tocca a lei. L’ultima speranza. Quella in cui i poveri gestori di locali, penalizzati fin da marzo, avevano riposto ogni energia per poter salvare il salvabile. Ma niente.

Le luci si spengono e la musica pure, anche se la bolletta dell’energia elettrica arriverà lo stesso. Colpa del virus? No, dell’ordinanza che prevede che le discoteche tornino in lockdown.

Modo Indicativo, tempo futuro complicato

Un disastro finanziario senza pari che si preannuncia ancora più tragico quando arriveranno comunque le cartelle esattoriali. Il tanto sospirato anno bianco non verrà, gli aiuti sono gocce salate in una valle di lacrime e gli imprenditori ormai gettano la spugna e anche l’ultimo straccio sul bancone.

Stessa sorte per tutti coloro che lavorano nel settore. Da chi gestisce le discoteche e i locali a chi organizza viaggi, eventi, dagli artisti all’ultimo cameriere. Non smetteremo di ripeterlo: la musica è un’industria con un indotto impressionante che sta subendo danni apocalittici. L’arte in generale sta subendo sfregi umilianti. E non è neanche pragonabile a un dito di gesso rotto per sbadataggine.

Si, perchè l’Italia non è la Francia o il Regno Unito, dove ogni ordinanza che prevede una chiusura d’attività è accompagnata da un’altra ordinanza, o decreto, o legge o dictat (scegliete voi) che prevede un congruo aiuto all’impresa colpita da lockdown.

Da noi arrivano sole, nel bel mezzo di una domenica afosa d’agosto.

Poi, forse, in qualche conferenza stampa, apprenderemo, sentiremo, acquisiremo (e non capiremo) da un’ennesimo speach del nostro Premier nazionale, laccato a dovere nel suo doppio petto blu estivo, dove elogerà gli italiani perchè siamo stati bravi, che ci vuole ancora un piccolo sforzo, che finora siamo andati bene, che il periodo si sa è critico ma che insieme ce la faremo… Ma di soldi non se ne parlerà.

Arriveranno, anche qui, voce del verbo arrivare, tempo futuro complicato.

Basta, Basta. Basta!

E’ davvero così grave la situazione? I numeri che non tornavano ad aprile, non tornano neanche ad agosto. I virologi non parlano neanche più. Si sono stufati anche loro di questo tira e molla.

Ma davvero si pensa che sia sufficente chiudere le discoteche per evitare contatti tra i giovani?

E’ ora che basta. Abbiamo fior fior di virologi, emeriti professori, scienziati e addetti ai lavori che hanno visto il covid sulla loro pelle e che affermano e confermano che clinicamente non esiste più, ma le discoteche chiudono lo stesso.

Possibile che un ex bibitaro da stadio ne sappia di più di un team di luminari della scienza?

Il Terrore corre sul…lungomare

E’ da qualche mese che una domanda ridonda nell’aria: ma a chi giova tutto questa strategia del terrore? Perchè è questa la parola che stanno usando i medici. Psicologico, ma pur sempre terrorismo. Se prima nessuno osava pubblicamente usare questa parola, se non in contesti da carboneria, ora a scriverlo sui muri (virtuali) sono gli stessi virologi, mettendo oltretutto in guardia sui danni alla salute per il prolungato uso della mascherina soprattutto con il caldo estivo.

Il virus fornaio

Un virus che si aggira dal tramonto all’alba, che prende forza dalla luce della luna… Come dice Briatore:”Un virus fornaio”. Ok, si scherza e va bene così. Non siamo così idioti da non capire che quella è la fascia oraria che va dall’happy hour dei dehor alle piste illuminate che pompano bassi a manetta. Ma davvero fermeremo il virus in questo modo? Dove pensate che vadano i giovani se non vanno nelle discoteche? A dormire alle 11 di sera, in piena estate? E quelli che andranno alla festa della luna in riva al mare, pensate davvero che staranno a limonare con la mascherina? Ma il ministro Speranza da giovane, sulla spiaggia era quello che suonava la chitarra mentre gli altri….? No, perchè non c’è spiegazione a tanto accanimento.

E poi, dalle sei del mattino alle 18, il lungomare e le spiagge, non sono forse pieni di quella stessa gioventù? Quale mente può pensare che con 40 gradi sul lungomare di Gallipoli o di Loano, si possa stare con una mascherina?

Follia pura.

mascherina e discoteche chiuse: nella foto il famoso bacio di Hayez con le mascherine e l amuchina in mano

Tamponamenti estivi

I numeri salgono. Malta Spagna e Grecia sono a rischio, tamponi per chi torna, direttamente in aereoporto, ma sono state previste corsie obbligatorie? Come controllano? E la nuova ordinanza? Leggiamo insieme quella ribattuta dalla regione Piemonte.

Opzione A

Fate il tampone in loco, almeno 72 ore prima di partire e se è negativo potete passare. Telefonando alla ASL si apprende che al rientro potete uscire solo per recarvi al lavoro (???).

Ammettiamo che 72 ore prima di partire uno effettua un tampone, poi trova il boyfriend o girlfriend qual si voglia, e si concede un’ultima avventura prima di partire. Arriva con un tampone negativo ma nel frattempo si è beccato il virus. Avventura a parte, magari il vicino di posto (distanziato) in aereo è positivo ma non lo sa perchè ha scelto l’opzione B. Starnutisce fuori dalla mascherina (si vede anche questo in giro!) ed è fatta. Il virus killer colpisce e scende indisturbato. Check out fatto, autocertificazione, foglio di tampone negativo, torna a casa e sbam! Tutti contagiati.

Opzione B

Tampone in Italia. Fino a ieri dovevi prenotare il tampone presso l’ASL di competenza e nel frattempo osservare un’autoquarantena. Da oggi, parrebbe che il tampone venga fatto direttamente in aereoporto, ma non in modo sistematico. Ci saranno percorsi obbligatori? Sarà lasciato al buon senso dei viaggiatori? E questo può funzionare per chi viaggia in aereo, ma chi viaggia in auto?

E ancora: chi glielo dice al datore di lavoro che ti metti in mutua (a carico dell’INPS) e che devi stare a casa perchè stai aspettando l’esito del tampone post ferie?

Insomma, chi paga tutto questo? Non certo i «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire», quelli, li stanno usando per pagare la ricerca sui vaccini…

mascherina e prevenzione: Mafalda pulisce un mappamondo