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Elephatidae, o meglio nota come la famiglia degli elefanti, comprende tre tipologie di specie tra cui l’elefante asiatico, africano di savana e africano di foresta. L’elefante è descritto da sempre come potente, sacro, saggio e soprattutto senza peccato. Un animale dal significato molto profondo che diventa spesso protagonista di numerosi tatuaggi.

Una memoria da elefante

“Avere una memoria da elefante”. Vi siete mai chiesti il significato di questa frase?

Molti studi hanno confermato che l’elefante è un animale che possiede una capacità mnemonica molto elevata e soprattutto un’importante intelligenza emotiva.
Il pachiderma possiede il cervello più grande di tutti gli animali terrestri e la sua struttura cerebrale si avvicina a quella degli esseri umani, con più di 250 milioni di neuroni.

La spiccata intelligenza dell’elefante la notiamo nell’abilità di risolvere i problemi e nel cambiare il suo comportamento per poter gestire al meglio situazioni avverse. Sono in grado di ricordare qualsiasi cosa per un tempo molto lungo; alcuni studiosi hanno spiegato questo fatto proprio collegandolo alla loro longevità.

Inoltre, la loro empatia e la capacità di socializzare, sono così evolute da comprendere alla perfezione l’altruismo, le cure materne, la compassione nei confronti dei loro fratelli e la collaborazione.

Un animale devoto a Dio

L’intelligenza di questo mammifero proboscidato non è affatto da sottovalutare. Alcuni ricercatori, dopo aver studiato i suoi comportamenti, hanno scoperto che quando sono malati hanno l’abitudine di sdraiarsi su un fianco e, con la proboscide afferrano l’erba e con forza la lanciano in aria. L’elefante compie questa azione come a voler pregare Dio per una veloce guarigione.

Da qui si è scoperto come il pachiderma sia un animale saggio e devoto. Dagli studi effettuati nel tempo, l’elefante ha sviluppato delle personalità molto complesse che presentano sfumature che possono essere riconducibili al comportamento umano. Si tratta della socialità, dell’attenzione e dell’aggressività.

Rischio estinzione

“Perchè gli elefanti sono a rischio estinzione?”

L’elefante è un animale che vive in media settanta anni. Una delle cause principali della sua estinzione è senz’altro la caccia di frodo.
La caccia di frodo, più nota come bracconaggio è attuata con il solo per lo scopo di prendere le zanne e la carne dell’animale. Il commercio dell’avorio, infatti, è una delle cause principali della scomparsa degli elefanti.

Per non parlare poi della deforestazione, un vero e proprio disagio per la specie, che aumenta sempre di più con il passare del tempo. Meno alberi, quindi meno cibo e meno ripari, per cui la maggior parte degli habitat naturali degli elefanti stanno scomparendo per fare spazio all’aumento della popolazione e e dell’estensione dell’agricoltura.

Un’altra minaccia resta senza dubbio quella di utilizzare gli elefanti a scopo turistico ricreativo. La cattura forzata e lo svolgere esercizi, porta all’animale un grande stress fisico e psicologico.

Per non dimenticare le guerre, di cui nessuno parla mai, che hanno un forte impatto sulla natura e sugli animali. I ricercatori hanno infatti constatato che questi conflitti armati hanno portato dei cali significativi nelle aree protette dell’Africa. Situazioni in cui l’elefante è utilizzato per gli spostamenti e costretto a sopravvivere in zone dove l’acqua scarseggia oppure è addirittura contaminata.

“L’intelligenza degli animali e la bestialità dell’uomo”

E poi ci sono perversioni che sfociano nell’orrore, proprio come quello che ha ricevuto la povera elefantessa di 15 anni, incinta di due mesi, morta in India nello Stato del Kerala. La morte è avvenuta a causa dell’ingestione di un ananas pieno di petardi. L’elefante ha camminato per giorni interi accompagnato dal dolore, per poi morire in un fiume.
Questo brutale metodo dell’utilizzo della frutta esplosiva, in India, è molto diffuso. Viene, infatti, utilizzato per proteggere le coltivazioni dagli animali.

“Abbiamo fatto del nostro meglio per salvare la vita sia della madre che del cucciolo, ma abbiamo fallito”, ha dichiarato KK Sunil Kumar, alto funzionario della foresta locale, alla BBC.

Karen Blixen diceva: “Non credo nel male, credo solo nell’orrore. In natura non esiste alcun male, ma solo orrore in abbondanza”.