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Anche l’ultimo supermercato cede all’hastag #ViaDagliScaffali e ritira il foie gras dai reparti di vendita. Con l’Iper, sono 13 i supermercati che hanno deciso di aderire all’iniziativa dell’Associazione Essere Animali.

Il foie gras è la punta di diamante della Haute Cuisine française. Dato il suo altissimo contenuto di grassi (80%), è molto calorico e gelatinoso. Il suo sapore è meno intenso dei normali fegati di anatra e di oca, a causa delle modalità con cui è prodotto. Infatti, è il risultato di un’alimentazione forzata dell’animale e induce ad una crescita straordinaria del fegato ed un aumento di grassi nelle cellule epatiche.

Il fenomeno è noto come steatosi. Anche se molti sostengono che sia un adattamento naturale, in realtà la steatosi epatica è una vera e propria patologia.

La tortura del “gavage”

Per la produzione del foie gras le oche e le anatre subiscono una nutrizione forzata, nota con il termine di “gavage”. In pratica, sono alimentate a forza, manualmente, dall’uomo.

Il cibo è veicolato tramite un imbuto equipaggiato di un lungo tubo di metallo di 20–30 cm, che immette il cibo direttamente nell’esofago dell’animale. L’inserimento e l’estrazione del tubo danneggiano le pareti della gola e dell’esofago, producendo irritazioni e ferite ed esponendo l’animale a rischi di infezioni.

Inoltre, durante l’ingozzamento forzato, l’animale cerca di divincolarsi, rischiando sia la frattura del collo che la perforazione dell’esofago, e di conseguenza la morte. In caso di vomito, inoltre, l’animale rischia di morire per soffocamento.

I produttori sostengono che durante l’alimentazione forzata si attuano tutte le precauzioni per evitare di danneggiare l’esofago dell’animale e per evitare che questo si divincoli. E’ palese che tale metodo rappresenta una violenza sull’animale, che produce non solo dolore ma che lo porta ad avere una vita media di molto ridotta, tant’è che il tasso di mortalità è fino a 20 volte superiore alla norma.

In un Rapporto del Comitato Scientifico Veterinario dell’Unione Europea , tale pratica è stata ritenuta “nociva per il benessere degli animali”. In tutta l’Unione europea, compresa l’ Italia, è vietata ai sensi dell’art. 14 della Direttiva 98/58/CE .

Purtroppo,in alcuni paesi come la Francia è considerata una “pratica ricorrente” e, per paradosso, come tale autorizzata dal Consiglio di Comitato Permanente d’Europa.

Essere animali

Siamo veramente orgogliosi di annunciare che Essere Animali è stata riconosciuta come una delle no-profit più efficaci al mondo da Animal Charity Evaluators (ACE), un’organizzazione indipendente che si occupa di analizzare l’impatto e l’efficacia delle associazioni in difesa degli animali“. Dichiara (sul sito ufficiale) Claudio Pomo Responsabile sviluppo dell’associazione.

Ogni anno ACE seleziona organizzazioni promettenti di diverse parti del mondo e sottopone a un complesso processo di analisi e valutazione i loro progetti, risultati raggiunti, piani strategici, investimenti, cultura interna e ambiente di lavoro. Essere Animali è la prima organizzazione italiana a prenderne parte e per noi è un onore essere stati riconosciuti come Standout Charity 2020. Questo vuol dire essere tra le 13 organizzazioni più efficaci nel mondo, che ACE raccomanda di sostenere per i loro progetti e i risultati raggiunti“.

Essere Animali si batte anche a livello legale, intamando cause contro gli allevamenti intensivi e i maltrattamenti di animali, focalizzando l’attenzione sulla necessità di cambiare le nostra abitudini alimentari e sulla diffusione di un’alimentazione sostenibile a protezione degli animali stessi.

Il lavoro di Essere Animali è basato non solo sulla denuncia di atrocità compiute dall’uomo sugli animali, ma si sviluppa anche attraverso un’attenta analisi dei fenomeni, attraverso indagini, attività di investigazione, campagne di sensibilizzazione e di promozioni di leggi e modifiche alle politiche aziendali.