Non ho tempo di avere paura! Film horror da meno di 90 minuti

90 minuti possono sembrare pochi per gli appassionati di film horror, ma a volte sembriamo proprio non avere il tempo sufficiente.

Se da giovani ogni prezioso minuto delle nostre giornate se ne va via tra la scuola e gli amici, una volta cresciuti sicuramente la situazione non migliora.

Il lavoro, la casa e la famiglia assorbono ogni momento delle nostre vite, lasciando ben poco alla svago e coltivare le nostre passioni personali.

E come sappiamo tutti bene, avere una passione e’ fondamentale, qualsiasi essa sia.

Comunque sia, dobbiamo continuare a fare battere il nostro cuore oltre i nostri piccoli problemi quotidiani.

Inoltre il genere della paura e l’orrore va guardato con una particolare attenzione per godere appieno della tensione e la suspance della storia.

Premetto subito che il modo migliore di gustarsi un film, che sia o meno un horror e che duri 90 minuti o più, resta sempre e comunque andare al cinema.

Ma concedendo che non possiamo uscire ogni sera, possiamo sempre ingegnarci altrimenti nel nostro piccolo ambiente casalingo.

Il modo che io preferisco e’ sempre guardarli a tarda notte, nel silenzio e nel buio più totale, in una stanza più isolata possibile.

Se proprio e’ impossibile tenere un volume audio decente, esistono sempre delle comode cuffie wireless che a volte sono anche meglio di un sistema dolby surround.

Ovviamente contando di non guardare molti dei filmacci moderni fatti solo di spaventi improvvisi a tutto volume, facile espediente dei registi più mediocri.

Ma fortunatamente non e’ il caso dei film horror di cui parleremo oggi, tutti nei 90 minuti di durata come una classica partita di calcio.

Perciò occhio al cronometro e partiamo con la lista, vi assicuro che ci sono emozioni di tutti i tipi che vi aspettano nell’oscurità.

1- The Descent (2005)

donna al buio, film da 90 minuti di tempo

Un gruppo di amiche decide di trascorrere il weekend assieme esplorando alcune grotte sui Monti Appalachi.

Amando gli sport estremi e avendo tutte una ottima preparazione fisica, non si aspettano grandi difficoltà nella loro vacanza speleologica.

Purtroppo, troppo sicure delle loro capacità, scendono nelle profondità più oscure di un complesso di tunnel mai esplorati prima dall’uomo.

Inoltre, poco dopo il loro ingresso, improvvisamente una sezione di roccia cade sbarrando loro la via per il ritorno.

A quel punto, non hanno altra scelta che continuare ad andare avanti, sperando di trovare un’altra uscita.

Ma una di loro si ferisce gravemente a una gamba, rendendo la scalata più difficile.

Ancora peggio, una di queste ragazze inizia a manifestare dei cenni di cedimento psicologico.

La donna, tragicamente segnata, ha perso tutta la famiglia poco tempo prima in un incidente d’auto.

Come se tutto ciò già non bastasse, scoprono con terrore di non essere sole nelle profondità di quell’abisso inesplorato.

Infatti, in quel mondo isolato da secoli dentro le rocce, è sopravvissuta una specie di uomini che si è evoluta in modo molto differente.

Questi umanoidi sono estremamente forti e agili, e anche se completamente ciechi, riescono a sentire ogni più piccolo rumore nel buio.

Senza speranza di ricevere aiuto dall’esterno, inizieranno velocemente a lottare tra di loro oltre che contro i misteriosi e aggressivi nemici.

Un weekend di allegro buio e claustrofobia

Neil Marshall è un regista di cui non molti parlano, ma che nel corso degli anni ha confermato il suo stile e la qualità di tutte le sue opere.

Un autore che svaria senza problemi tra i generi horror e l’action, uniti sapientemente per la gioia e il godimento del suo pubblico.

I suoi film, molto diversi tra loro, sono uniti dall’elegante efficacia con cui coniuga l’intrattenimento con una trama sempre originale e intelligente.

Un talento che conferma realizzando questo film horror da poco più di 90 minuti con un uso superbo delle poche attrici e le splendide location naturali.

Questo microcosmo di donne unite nell’amicizia e l’avventura arrivano a odiarsi quando ogni speranza di sopravvivere svanisce nel buio.

Sopra a tutte spicca emotivamente il personaggio della vedova addolorata, la brava e bella Shauna Macdonald.

Cercando di sollevarla dal suo dolore, le sue amiche la incastrano involontariamente in un incubo senza via d’uscita.

Un errore che nel tempo tutte loro pagheranno a caro prezzo con un finale senza redenzione o felicità per nessuno.

The Descent è stato un grande successo nei cinema, guadagnando quasi 60 milioni di dollari in tutto il mondo contro i 3,5 milioni del suo costo.

Questo successo ha permesso al regista di arrivare a produzioni internazionali più grandi, come l’ultimo remake di Hellboy nel 2019.

Un film che non era di certo il terzo capitolo di Guillermo Del Toro che tutti i fans aspettavano, ma offre ancora una volta un intrattenimento di buon mestiere.

2- The Void (2016)

uomo davanti un mostro, film da 90 minuti di tempo

Parliamo ora di uno dei film che ho preferito negli ultimi anni, una gemma horror della durata esatta di 90 minuti.

La storia inizia con un comune poliziotto di provincia che si reca nel piccolo ospedale locale, dopo aver ferito un sospettato durante una arresto.

Non sembra un caso grave e dopo aver affidato l’uomo alle cure dei medici, si ferma poi per scambiare qualche parola con la ex moglie.

I due hanno un rapporto ancora cordiale e aperto, nonostante non siano più una coppia da tempo dopo la tragica perdita della figlia.

All’improvviso pero’ una delle infermiere impazzisce mutilando un paziente e avventandosi poi contro il poliziotto, costretto a reagire ed ucciderla.

Per tutti gli ospiti dell’ospedale, questo scoppio di violenza insensata sarà solo l’inizio di una lunga notte di terrore e follia.

Uscendo all’aperto per cercare aiuto, infatti scoprono che l’intero edificio e circondato da quella che sembra una setta di fanatici religiosi incappucciati.

Questi strani individui li aggrediscono con dei coltelli, costringendoli a ritirarsi all’interno e barricare le porte per difendersi.

Ma dentro l’ospedale non saranno affatto più al sicuro, mentre alcuni pazienti iniziano a mutare in mostruose creature altrettanto pericolose.

L’intero edificio sembra cambiare poi, rivelando alcuni passaggi nascosti che potrebbero essere la chiave per uscire da quell’incubo delirante.

A quel punto non rimane altro che resistere fino all’alba, cercando di capire cosa stia succedendo in ciò che sembra un complicato rituale satanico.

Mostri dai tentacoli anni 70 e influenze Lovecraftiane

Jeremy Gillespie e Steven Kostanski sono una coppia di registi relativamente nuova, ma con una lunga esperienza nel reparto artistico e nel trucco dei film horror.

Alla guida di questo piccolo progetto, il loro talento viene lentamente ma inesorabilmente a galla in un crescendo di follia per una trama davvero intrigante.

Infatti, quello che all’inizio sembra l’ennesimo plot “mostri contro umani imprigionati in un posto”, nei successivi 90 minuti diventa definitivamente qualcos’altro.

L’intero asse della storia volta sul sovrannaturale estremo, richiamando senza dubbio innominabili ed inesorabili creature di Lovecraftiana memoria.

Mostri senza tempo e senza forma che si insinuano nell’anima degli uomini, corrompendo diabolicamente tutto ciò che li circonda.

Altrettanto simbolici sono il poliziotto Aaron Poole e la sua donna Kathleen Munroe, coppia in bilico sul dirupo del dolore in cerca di redenzione.

Riproposti quasi come i biblici Adamo ed Eva, pero’ in chiave horror, questi due innamorati sono i cardini attorno ai quali ruotano tutti gli altri personaggi.

Molto interessante e’ poi il prete/cacciatore di demoni interpretato da Daniel Fathers, inizialmente violento e scontroso con chiunque.

Un personaggio religioso atipico, crudele nel perseguire quello che crede il bene superiore e apparentemente pronto a tutto per la sua missione.

Ma come scopriamo in poco tempo, anche lui in realtà non ha la più pallida idea di quello che sta veramente succedendo.

Infine semplicemente fenomenale il folle medico Kenneth Welsh, che in partenza passa quasi come un personaggio secondario da dimenticare velocemente.

Esattamente come il resto della trama, invece, non potremmo essere più in errore, diventando velocemente un pilastro fondamentale della vicenda.

Spero come al solito di non avervi rivelato troppo, perché questo e’ un film horror veramente da vedere e scoprire.

3- The Head Hunter (2018)

uomo guerriero, film da 90 minuti di tempo

Adesso arriviamo a uno dei film indipendenti che più mi ha impressionato, della durata non di 90 ma di solo un’ora e 10 minuti.

The Head Hunter e’ un film horror che si svolge nel cuore di una foresta senza nome, dove un guerriero solitario vive nella sua baracca decadente.

Giorno dopo giorno, l’uomo caccia e uccide le creature mostruose che si aggirano nei dintorni della sua casa.

Inoltre, quando dal vicino castello gli arcieri scoccano delle frecce con dentro delle taglie, da la caccia ai mostri che minacciano il reame.

La sua esistenza è un ciclo infinito di uccisioni, forgiando armi per la caccia e curando da se’ le ferite riportate in battaglia.

Unica prova della sua esistenza sono le cicatrici sul suo corpo e la collezione di teste sul muro della sua baracca.

A volte si reca sulla tomba di sua figlia, piangendo la sua scomparsa avvenuta anni prima durante un gelido inverno.

Finché un giorno, aprendo un altro messaggio dal castello, arriva finalmente la sfida che aspettava da molto tempo.

Pare infatti che il mostro crudele che uccise la sua bambina sia tornato, più che mai spietato e assetato di sangue umano.

Finisce quindi il suo infinito ciclo del lutto, iniziando a prepararsi alla lotta per vendicare e dare pace alle spoglie di sua figlia.

Ma la creatura che dovrà affrontare si rivelerà essere molto più subdola e pericolosa di quanto avesse immaginato.

Un piccolo grande film fantasy / horror senza tempo

Il regista Jordan Downey crea un’opera di grande impatto dall’animo epico e avventuroso in molto meno dei canonici 90 minuti.

Lavorando con un budget di dollari e una troupe di 5 persone, spreme il massimo da ogni risorsa a sua disposizione.

La baracca del guerriero è un mistero tutto da scoprire, pieno di indizi e riferimenti a eventi mai narrati ma solo suggeriti.

Le macchine con cui costruisce le sue armi e le sue formule mediche sono parte di un vocabolario fantasy altrettanto affascinante.

Mostrando il suo totale isolamento e autosufficienza, capiamo che l’uomo non ha più contatti con nessuno da anni ormai.

Il pensiero di vendicare sua figlia riempie ogni suo giorno e lo nutre di rabbia che poi sfoga facendo a pezzi i suoi nemici.

Christopher Rygh interpreta con grande convinzione e impegno questo cavaliere solitario e la sua crociata senza fine contro i mostri.

La sua stazza e portamento sono potenti e implacabili, anche se effettivamente noi non vediamo mai le sue battaglie, sempre fuori campo rispetto alla scena.

E quando la telecamera si stringe sul suo volto, l’attore esprime meravigliosamente tutto il suo dolore fisico e mentale senza quasi dire una parola.

Il dolore è il suo unico compagno, piangendo ogni giorno la perdita della figlia che non ha saputo proteggere quando lei aveva più bisogno di lui.

In conclusione, The Head Hunter e’ una piccola perla che estrae della sua miseria un grande film horror e fantasy davvero fuori dagli schemi.

Una grande vittoria per la fantasia e la creativita’ di questa piccola troupe cinematografica, riuscendo dove molti blockbuster milionari spesso falliscono.

Sperando che riusciate ad avere il tempo di trovare 90 minuti per questi tre film, come al solito vi auguro ogni bene e vi invito a visitare il mio sito:

logo di fabioemme