Intervista con Matteo Bertetto, esperto di fotografia paesaggistica, autore di una tecnica particolare che porta il suo nome

Come già detto in un precedente articolo, mi sono interessato alla fotografia per pura passione.

Ho scoperto Matteo cercando un tutorial su Youtube su come utilizzare il programma di post produzione Lightroom. Dopo pochi istanti, ho intuito che era lo stesso Matteo che dispensava consigli preziosi nelle principali pagine Facebook di gruppi di fotografia amatoriale.

Ho anche visto nascere la sua pagina Fotografia Moderna A&M quando aveva solo una manciata di iscritti ed ho subito compreso che le foto caricate da centinaia di appassionati, avevano un qualcosa di speciale, una scintilla nascosta e pronta ad esplodere.

Oggi Matteo si è affermato nell’ambito della fotografia paesaggistica ed è considerato un vero e proprio innovatore nel campo della multiesposizione.

Ma lasciamo che sia lo stesso Matteo Bertetto a raccontarci in cosa consiste e come è nata la sua tecnica.

una veduta di San Francisco in una foto di matteo bertetto che in un intervista ci spiega la sua tecnica per fotografia moderna Il ponte illuminato e la città sullo sfondo, un cielo notturno quasi apocalittico
San Francisco

Quali sono i benefici di questa famosa tecnica Bertetto e in cosa consiste?

I vantaggi sono principalmente due: il primo è estendere la gamma dinamica che c’è di notte di luci ed ombre, dove in alcune situazioni, come ad esempio nei casi che io chiamo “notturne urbane”, ti trovi in una zona buia, ma intorno a te c’è un paesino illuminato. Sono le situazioni più difficili perché, in ambienti così, si ha una differenza tra luci e ombre che arriva anche a 50/60 stop di gamma dinamica. Basti pensare che l’occhio umano, essendo molto limitato, ne vede 30 scarsi. In questo modo, ne abbiamo quasi il doppio da poter visualizzare. La macchina fotografica con uno scatto singolo ne vede 5 o 6 al massimo. A volte, puoi avere dei file che arrivano a 15 stop ma con impostazioni che riducono enormemente la qualità della foto.

Quindi immagina quante foto dovresti fare per andare a colmare bene queste informazioni, in modo da evitare brutti aloni o rumore nelle foto.

Il secondo grande vantaggio della mia tecnica sta nel migliorare ed enfatizzare i dettagli sulle luci.

Di notte una foto “tradizionale” la fai aprendo il diaframma per avere più luce, questo però implica che la foto non avrà una grande nitidezza e profondità di campo. Con la mia tecnica invece puoi lavorare anche a diaframmi molto chiusi, i quali, ti portano ad avere delle “stelline” nelle luci ben visibili e belle lunghe, mantenendo in questo caso una grande nitidezza e profondità di campo.

Sarebbe possibile fare il focus stacking (tecnica fotografica digitale che prevede l’esecuzione di una serie di scatti della stessa inquadratura ognuno su un piano di messa a fuoco diverso in sequenza) per ottenere la stessa nitidezza e allo stesso tempo utilizzare la tua tecnica?

Purtroppo no. La multiesposizione la fai per luci e ombre, il focus lo fai per la messa a fuoco, inoltre dovresti fare circa una sessantina di foto. Ora immagina di trovarti su un terreno sabbioso, magari con del vento, una temperatura bassa o semplicemente non hai tutto questo tempo a disposizione, considerando il fatto che stiamo parlando di foto lunghe da 20/30 secondi. Insomma non finiresti più di fare questa famosa fotografia. Inoltre bisogna considerare che ogni ottica dà il meglio di sé con un diaframma tra f5.6 e f 9, infatti, il range di massima performance di nitidezza lo ottieni con questi parametri. Quando lavori a diaframma a tutta apertura non hai la stessa nitidezza, per carità riesci a mettere a fuoco e vedi bene, ma non hai la stessa nitidezza che hai utilizzando f5.6.

E’ come se tu dopo esserti appena svegliato, senza neanche lavarti la faccia e aver indossato gli occhiali, ti mettessi subito alla guida della macchina. Non è che vedi tanto bene.

Possono trarre benefici dallo studio della tecnica Bertetto anche i semplici fotografi amatori oltre ai professionisti?

L’amatore ci guadagna di più perché io insegno loro le basi della multiesposizione abbinate al funzionamento di questa tecnica ed è come se si risvegliassero da un sogno e pensassero “che figata! Riesco veramente a fare tutto questo!”.

Da quel momento il divertimento è assicurato e in alcuni casi diventa quasi una “malattia” perché si esce la sera solo per fare questo tipo di foto.

La scintilla che ha creato tutto questo interesse nella tecnica, risiede nel fatto che attualmente tutti parlano di multiesposizione e tutti la vogliono fare.

Si può dire che abbiamo creato un vero e proprio genere, un nuovo ramo della fotografia.

Prima veniva fatto poco, male e prevalentemente sviluppato all’estero e non in Italia.

Qual è il bello di questa tecnica?

Se tu devi fare fotografia naturalistica devi aspettare di viaggiare perché magari abiti in città o in zone dove non sono presenti elementi interessanti da fotografare. Inoltre le foto scattate di giorno si sono sempre fatte e purtroppo rischiano di essere banali o già viste 100 volte.

Invece scattando di sera grazie alla multiesposizione, anche l’abitante del paesino arroccato sulla collina è in grado di realizzare foto in grado di stupire i suoi concittadini. Sono diversi gli amatori che hanno visto le proprie fotografie vincere concorsi e venire successivamente stampate per essere esposte nei propri comuni e nei locali della propria città.

Abbiamo creato un ramo della fotografia che si può fare tutto l’anno!

Non è come la via lattea che si può fotografare da marzo a settembre e la fai solo in alcune condizioni climatiche e con un certo tipo di attrezzatura.

Queste foto le fai sempre, in ogni parte del mondo, basta attendere il crepuscolo ed inizi a sperimentare la tua multiesposizione divertendoti.

Come nasce la community Facebook Fotografia Moderna A&M e come potrebbe evolversi in futuro?

Nasce dall’amicizia tra me e Andrea Leone, ai tempi due amatori, che si ritrovavano nei vari gruppi a pubblicare le nostre foto e a discutere nei post sottostanti. Molto spesso ci trovavamo a difendere i piccoli fotografi neofiti, che venivano sistematicamente attaccati e a volte insultati per errori presenti nelle fotografie da persone arroganti, maleducate e soprattutto non professionisti, i quali, si permettevano di dare giudizi nonostante avessero conoscenze limitate.

La nostra amicizia si è consolidata nel tempo e siamo arrivati ad un punto dove ci siamo chiesti “ma noi perdiamo un sacco di tempo nei gruppi altrui, perché non ne creiamo uno tutto nostro?”. “Cosa facciamo? Fotografia. Ma che tipo? Moderna”.

Ecco come è nata la pagina Fotografia Moderna A&M (le nostre iniziali).

Da lì è nato anche il sito anche se il vero cuore è la pagina Facebook che conta più di 20mila iscritti tutti attivi che partecipano e si scambiano opinioni e consigli.

Abbiamo anche collaborazioni con altri gruppi come Maurizio Verdecchia con la sua Fotografia Paesaggistica Italiana – FPI

e il gruppo internazionale Best Photographers di Marco Bertazzoni.

Sono sicuro che in futuro il gruppo non si trasformerà a livello legale e non diventerà un’associazione professionale.

Resterà un gruppo virtuale di amici che si incontrano e condividono una passione. Quindi una community free senza scopi di lucro, ovviamente con  la possibilità di fare corsi personalizzati e lezioni private.

Trovo che la curiosità e la pazienza impiegata per la realizzazione delle foto, siano fondamentali per un fotografo. Ci sono dei momenti in cui pensi “ma chi me l’ha fatto fare?”, quando ti trovi in orari improbabili magari a centinaia di metri d’altezza e con una temperatura ostile?

Una veduta dall'alto di San Pietro in Porto Venere, realizzata con la tecnica di fotografia moderna di Matteo Bertetto, una rocca con in cima una castello e il mare in burrasca intorno
Foto San Pietro – Porto Venere

Se il tuo lavoro è mosso dalla passione non ti chiederai mai “chi me l’ha fatto fare?”.  A me non è mai successo. Per me è come un flusso di adrenalina. Se mi accorgo che arriva un temporale inizio ad agitarmi perché voglio andare a fotografare i fulmini, quando vedi all’orizzonte che arriva la mareggiata, io non vedo l’ora! Quando vedi l’aurora boreale con le cascate ghiacciate hai il cuore che ti esplode. Come un ragazzino che apre i regali la mattina di natale.

Quando la fotografia ti regala tutte queste emozioni non puoi domandarti chi me l’ha fatto fare.

Cosa consigli ad un giovane che si approccia alla fotografia per la prima volta?

Vorrei dare un consiglio a tutti, sia ai miei colleghi sia a chi inizia questo viaggio ora:non bisogna mai prendersela. Perché tanto capiterà molte volte di incontrare chi non la pensa come te. Ci saranno persone che non capiranno come vivi la tua fotografia e altre che non capiranno il tuo punto di vista e proveranno ad attaccarti. Leggete quello che scrivono sotto le vostre foto ma pesate ogni singolo commento, perché la maggior parte delle volte il commento arriva da persone che nulla hanno a che fare con la fotografia, magari vedendo una foto scrivono “cos’è sta roba?”.

L’importante è che il tuo lavoro piaccia a te, tanto se sei bravo emergerai comunque.

una veduta notturna della città di Dubai grattacieli illuminati e le strade che si aggrovigliano sembrano linee rosse
Dubai

Perché la fotografia di paesaggio?

Io nasco come tecnico di computer e non come fotografo. Ho sempre avuto la passione per l’elettronica. Da piccolo smontavo e rimontavo i pc, poi ho iniziato all’età di 15 anni a fare qualche piccolo sito con l’HTML .

Negli anni successivi ho iniziato a fare qualche video spiritoso con la reflex e durante un viaggio ad Amsterdam, dopo aver realizzato alcuni scatti con la mia Nikon D3200, ho iniziato ad appassionarmi anche al comparto fotografico. Una volta tonato a casa, ho provato a metter mano alle fotografie, perché sviluppando già siti e facendo parti grafiche, conoscevo sicuramente un po’ la manipolazione dell’immagine, l’esposizione, il contrasto tra luci ed ombre quindi per me è stato molto facile imparare a far fotografia. Si è trattato prevalentemente di imparare le basi del manuale, come la messa a fuoco e i tasti della macchina da utilizzare.

Da quel momento mi sono appassionato al genere del paesaggio perché a me piace viaggiare, vedere posti diversi e quindi normalmente viaggiando si tende a fotografare sempre il paesaggio. Puoi fare anche la street che personalmente non amo: a me non piace fotografare le persone perché credo si vìoli la loro intimità, anche se si trovano in un luogo pubblico non mi sento a mio agio non chiedendo loro il permesso.

Quali sono i paesaggi che preferisci?

Voglio fotografare un posto che conosco in una situazione interessante, ad esempio una mareggiata, l’aurora boreale, uno star trail, la via lattea dietro Manarola.

Che sia un paesaggio urbano (un cityscape), un paesaggio naturale (un landscape) o marino (un seascape) a me piace fotografarli tutti.

Quelli che prediligo sono le città con i grattacieli e le luci dove riesco anche a sfruttare la mia tecnica maggiormente. È bella l’Islanda, ti trasmette tanto quando ti trovi lì sul posto, è emozionante l’aurora boreale, però con uno scatto singolo tradizionale che sanno fare tutti, ti porti a casa l’immagine. Invece quando sono andato a Dubai mi sono divertito cento volte di più che in Islanda, perché ho potuto mettere in pratica anche la mia tecnica con le luci a led fortissime presenti nella città. Erano addirittura più forti di quelle che ho trovato a New York. In questo modo, ho potuto lavorare molto a diaframma chiuso e le luci creavano il giorno: io alzavo la testa verso il cielo e vedevo il cielo azzurro e le nuvole bianche, ma era notte! Un bagliore veramente difficile da gestire che mi ha fatto divertire enormemente.

La parte che mi ha emozionato di più a Dubai è stata la Gran Moschea perché essendo una città molto giovane che non ha storia, quando vai a mettere piede nei loro luoghi religiosi, percepisci parte del loro passato in un posto dove puoi toccare con mano le loro tradizioni . Aver fotografato quello scenario è stato emozionante anche dal punto di vista umano. È stato un viaggio in una terra diversa dalla nostra con un’altra economia, tradizioni e modi di vivere che hanno sicuramente arricchito il mio bagaglio culturale e umano.

l'aurora boreale in °Islanda con un cielo che si colora di verde e il paesaggio sembra lunare, con cascate di acqua e torrenti azzurro viola
Aurora Boreale – Islanda

A chi ti ispiri o ti sei ispirato?

Come tutti all’inizio anch’io ho avuto delle muse e delle figure di riferimento che seguivo. Il primo ad ispirarmi è stato Alberto Ghizzi Panizza, con il quale mi sento ancora oggi. Quando ho iniziato ad appassionarmi alla fotografia vedevo le sue foto a lunga esposizione, in particolare per creare il light painting: con le stelline di natale scintillanti passava intorno ad un trattore creando un contorno incandescente e realizzando la foto chiamata “il trattore di fuoco”.

Mi sono appassionato a questa immagine e ho pensato “qui lo vedo che non è una immagine digitale ritoccata. Lo vedo che si tratta di una fotografia vera. Come ha fatto a realizzarla?”. Successivamente lui mi ha spiegato che si trattava di una foto durata 30 secondi, durante i quali, lui si è mosso continuamente con le stelline disegnando il contorno del trattore.

Da lì è nata la passione vera e propria.

Alberto, inoltre, è una persona umile, un professionista che stimo molto e la sua impronta è stata determinante anche nella mia scelta del paesaggio, lui fondamentalmente fa paesaggi e macro naturalistici.

Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo di 20 anni e potessi dire una cosa a te stesso, cosa gli consiglieresti?

Gli direi di metterci tutto l’impegno e la serietà possibile perché è una passione che può diventare un lavoro. Direi a me stesso di ignorare completamente ogni hater e persona negativa perché tanto ogni minuto che gli dedichi è tempo perso. Non sprecare tempo per combatterli, ma sfrutta ogni minuto che hai a disposizione e accelera la creazione della community. Tutti noi quando partiamo in un progetto pensiamo “va bene è solo un hobby, faccio la fotografia per ridere, vado a lavorare, quindi faccio una foto alla settimana al massimo”. Però, se uno si immagina cosa può realizzare col duro lavoro e ipotizza che può nascere altro, magari si alza alle 4 del mattino più spesso, magari esce di sera più frequentemente, cerca di fare le foto un pochino meglio.

All’inizio, fai tutto per passione poi ad un certo punto, a caso, intuisci che ci puoi guadagnare qualcosa. Inizi a vendere le foto, la gente inizia a seguirti, fai lezioni, organizzi viaggi fotografici, workshop sul campo, vendi oggetti del mondo della fotografia, fai un laboratorio di stampa per vendere le stampe o puoi essere semplicemente un influencer che fa vedere nuovi obiettivi appena usciti che poi la gente compra. Tutto questo lo avrei semplicemente accelerato senza innervosirmi e senza andare a combattere gente che tanto non si merita una parola e un minuto del tuo tempo.

Se questo articolo ha destato la vostra curiosità, accendendo una scintilla che vi porta ad approfondire la multiesposizione e a voler migliorare la vostra tecnica, troverete tutte le informazioni per frequentare i corsi di Matteo sul sito ufficiale

Per trovare nuovi amici,futuri colleghi o insegnanti vi invito ad iscrivervi alla community Facebook Fotografia Moderna A&M

BUONA LUCE A TUTTI!

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Alfonso Milano
Dice di se: Il nostro primo innamoramento sconvolgerà definitivamente la nostra esistenza. Questo impulso inarrestabile in grado di coinvolgere tutte queste emozioni e sentimenti, credo meriti una maggiore considerazione da parte nostra. Io ricordo perfettamente la prima volta che mi sono innamorato: avevo quindici anni ed ero seduto su una poltrona del teatro Leonardo di via Ampère a Milano. Quella sera i miei sensi sono stati testimoni della loro rinascita, come se fossero stati solo parzialmente utilizzati fino a quel momento. La vista era inebriata da quelle magnifiche scenografie, l'udito rapito dalla voce di Puck, il tatto accarezzava il legno della poltrona, il gusto assaporava la paura scatenata dalle parole di Oberon, l'olfatto percepiva l'odore del sudore degli attori. "Sogno di una notte di mezza estate" non aveva semplicemente suscitato in me la mia prima catarsi, bensì un sentimento più nobile, era amore puro. Da allora non ho più abbandonato il teatro e anche adesso che ho 34 anni, le sensazioni che provo ogni volta che il sipario si apre dinanzi ai miei occhi sono le medesime. Adoro interrogarmi continuamente durante una rappresentazione teatrale o cinematografica: cerco di carpire il percorso che hanno svolto gli attori e il regista con lo studio del personaggio, mi nutro di dettagli in modo da poter recepire ancor meglio il messaggio dell'opera. Perché diciamolo a gran voce: "il primo amore non si scorda mai!". Spero solo non sia gelosa mia moglie.