No securityDario Dell’Ara e i suoi rendono omaggio ai Rolling Stones

Lo confesso, non mi piacciono le tribute band.

Le ritengo la dimostrazione della diffusa mancanza di idee musicali e della volontà di assecondare un pubblico svogliato e poco interessato alle nuove proposte. Pubblico svogliato ma pur sempre pagante e desideroso di divertirsi e di rivivere i tempi trascorsi, più o meno recenti.

La mia non è mancanza di rispetto nei confronti dei musicisti, anzi; un repertorio completo richiede studio, impegno e capacità di ricreare le sonorità il più possibile vicine agli originali, seppure con il rischio, come afferma il nostro direttore Lele Boccardo, dell’effetto Karaoke.

Ma come spesso accade, tesi e convinzioni personali, anche le più radicate, esistono per essere smentite.

No Security Band

Mi è capitato di assistere all’esibizione della No Security Band, tributo ai Rolling Stones. Non il solito omaggio a Jagger e compagni, ma una band solida, potente e affiatata, con un repertorio che ripercorre pressoché l’intera infinita opera della band inglese.

Il nome deriva dall’omonimo album live del 1998, registrato durante il Bridges to Babylon world Tour 1997/98, nel quale gli Stones andarono oltre il loro stesso archetipo, abbracciando sonorità nuove per l’epoca e ospitando, fra gli altri, artisti del calibro di Taj Mahal, Dave Matthews e Joshua Redman.

Già dall’intro spumeggiante si è capito subito che questa No Security Band non scherza affatto.

L’atmosfera è magica fin dai primi brani.

Le due chitarre…rotolano che è un piacere, condite da gusto armonico e scelta sapiente dei suoni, mai una nota fuori posto. Linea ritmica potente e precisa con il prezioso contributo di piano e hammond.

Il repertorio è vasto e varia dai classici come Satisfaction, Jumpin’ Jack Flash e Honky Tonk Women, fino alle ballad come Angie e You Can’t Always Get What You Want, passando per l’ipnotica Out of Control, le danzerecce Miss You e Don’t Stop e le coinvolgenti Sympathy For The Devil e It’s Only Rock ‘N’ Roll.

La band

Tutti i musicisti, esperti e navigati, sono più che all’altezza del ruolo.

Val Tornabene, imponente come personalità sul palco e come sopraffina tecnica rock blues, dal suono potente e cristallino. Joe Costa, quanto più di simile a Richards mi sia capitato di ascoltare, sia nell’esecuzione che nel suono; stesse chitarre e relative accordature, compresa la Tele senza il mi basso. Valter Genesio, suono del basso ed esecuzione dei brani da manuale.

Sandro Immacolato, un batterista versatile, dinamico e preciso, una sicurezza sul palco. Marco Volpe, un mix perfetto delle parti e sonorità che furono di Nicky Hopkins e Billy Preston. Efficaci anche i background vocals dei chitarristi. Elisa Marchisio, arruolata per l’occasione, ha assicurato in Gimme Shelter la voce femminile che mancava.

E il Front-man? Il funambolico Dario Dell’Ara, in uno dei ruoli che più gli si addicono. Dell’Ara è un performer, uno scrittore, un attore, un pittore, un designer. Da Front-man dei Rudi Trudi a Jesus Christ con i Soundtruck, un artista a tutto tondo insomma.

No Security Band. Bravi bravi