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16 aprile 2019 Notre Dame brucia, 16 aprile 2020 Notre Dame un anno dopo l’incendio è ferma per il Coronavirus e fermi anche tutti i progetti di ricostruzione. Insomma in un anno Notre Dame ha rischiato la distruzione e visto l’esplodere di una pandemia che ha paralizzato lavori, fedeli, funzioni e turisti. Neanche Víctor Hugo avrebbe mai inflitto così tante traversie a Quasimodo.

Quale futuro dunque per il cantiere della Cattedrale di Notre Dame? “Le tecnologie attuali gli permetteranno di restituire alla cattedrale la sua bellezza e la sua funzionalità liturgica in un lasso di tempo relativamente breve”. Così commenta lo storico Patrick Sbalchiero.

Macron: faremo di tutto per rispettare la scadenza

Ricostruiremo Notre Dame in cinque anni, ho promesso. Faremo di tutto per rispettare questa scadenza. Certo, il cantiere è in attesa in questo momento per la crisi sanitaria, ma riprenderà appena sarà possibile“. Queste le parole del presidente francese, Emmanuel Macron, per Notre Dame un anno dopo l’incendio. I lavori sono stati interrotti dal 16 marzo per evitare rischi agli operai e agli addetti alla ricostruzione.

Ma…. Quali sono i progetti di ricostruzione per Notre-Dame? Beh, tenetevi forte perché sotto ve diamo una carrellata… ..c’è di che sfidare ancora una volta Víctor Hugo.

Il pinnacolo di Cristallo di Massimiliano Fuksas

Notre Dame un anno dopo l'incendio progetti di ricostruzione da un famoso architetto per la casa di Quasimodo

Apriamo la top ten in modo assolutamente campanilistico con il nostro archistar Massimiliano Fuksas.

Una specie di pinnacolo altissimo – dichiara l’architetto – fatto in cristallo Baccarat, che, come il tetto, può essere illuminato di notte e riempirsi di luce” presentato come un “mix tra tradizione e innovazione”. Un simbolo di fragilità storica e elevazione spirituale.

Notre Dame brandizzata Louis Vuitton

Notre Dame un anno dopo l'incendio, tutto fermo e progetti di ricostruzione surreali.

Pedro Ribs, art director dello studio brasiliano Entrequadra-Novas-Midias, ci propone una Notre Dame completamente brandizzata Louis Vuitton. Il rosone centrale riporta il logo del marchio e la famosa stampa delle borse fa da rivestimento per il tetto medievale. C’entrerà qualcosa la donazione fatta dalla Maison di 200 milioni di euro?

I vetri a cattedrale  la proposta che arriva dallo studio AJ6

Notre Dame.

Una proposta senza dubbio tra le più suggestive quella che arriva dallo studio architettura AJ6 (San Paolo, Brasile) che vorrebbe per il tetto e la guglia vetrate  colorate. I classici vetri a cattedrale, simbolo senza tempo di Notre Dame. L’idea è quella di inondare i fedeli con fasci di luce che riflettono mille caleidoscopi colorati a seconda dei raggi solari che li colpiscono.

Una piscina pubblica sul tetto per la Svezia

Piscina sul tetto di Notre Dame un anno dopo l'incendio progetti di ricostruzione per la guglia

Possiamo immaginare un Quasimodo in costume con il progetto dello studio Ulf Mejergren Architects di Stoccolma.

Uno spazio pubblico meditativo

Pensiamo che la cattedrale abbia un aspetto molto migliore senza la guglia e il tetto rivestito di piombo. Invece lasciamo parlare i campanili, i contrafforti volanti e i rosoni. Dato che siamo nell’epicentro di Parigi, la capitale culturale del mondo e una città piena di gioia di vivere, dove non si prevede di ricostruire il tetto com’era. Invece proponiamo uno spazio pubblico meditativo; un’esperienza spaziale complementare all’edificio con viste impareggiabili su Parigi.

La guglia è sparita, ma le dodici statue degli apostoli che sono state messe via durante il restauro e sono riuscite a sfuggire al fuoco, sono di nuovo sul tetto, ora come guardiani attorno a una grande piscina pubblica che occupa l’intero tetto“.

I parcheggi panoramici di Ross

Parcheggio sul tetto della cattedrale di notre dame, un'idea per la ricostruzione, tra le altre, quella di una piscina

Un capitolo a parte meritano le proposte arrivate con fotomontaggi. Come quella di Yung Yonge che ha postato sul suo profilo il tetto modificato in un parcheggio, con il post “Se i nordamericani fossero incaricati della ricostruzione di Notre-Dame”.

A ruota abbiamo l’architetto irlandese Rob Cross che ha aggiunto ulteriori piani al parcheggio. “Ho modificato l’immagine – ha dichiarato Cross alla rivista online Dezeen-  per evidenziare l’effetto che il parcheggio multipiano, e l’auto in generale, sta avendo sull’ambiente costruito, e per evidenziare la dipendenza dell’automobile della società nell’era dei cambiamenti climatici”.

E se invece fosse un circo?

Progetti di ricostruzione virtuali architetto anonimo Notre Dame

Probabilmente ispirato alla joie de vivre parigina o molto più prosaicamente derivato dal circo mediatico che si  è aperto  l’attimo subito dopo l’incendio, è un altro fotomontaggio. Un grandissimo tendone da circo ripara tetto e guglia di Notre Dame, rendendola visibilissima anche dall’alto. L’autore è anonimo, ma sarebbe interessante conoscerlo.

90 metri di fibra di carbonio

Progetti di ricostruzione guglia dopo incendio Notre Dame Quasimodo

Ora, in tutto ciò, questa è sicuramente la più evocativa. La versione più inerente, quella che per i secoli a venire sarebbe la memoria storica dell’incendio, quella che da sola, in un secondo, spiegherebbe il disastro subito da Notre Dame. Una fiamma stilizzata in fibra di carbonio, alta 90 metri, a futura memoria dell’incendio e proposta dal francese Mathieu Lehanneur. Il più suggestivo tra i progetti di ricostruzione

La guglia in vetro e acciaio  di Foster

Progetti di ricostruzione guglie casa di Quasimodo notre Dame

Norman Foster, fondatore e presidente dello studio Foster and Partners di Londra ha proposto una struttura in vetro e acciaio, “leggera e ariosa. Non una ricostruzione di come abbiamo sempre visto la guglia, ma piuttosto la realizzazione di un nuovo elemento. Il risultato ideale sarebbe una rispettosa combinazione tra la parte più vecchia e dominante con il meglio del nuovo” racconta Norman Foster al The Guardian

Un superattico per Quasimodo?

Progetti di ricostruzione guglia Quasimodo

Per lo studio Who Cares Design il problema si risolve ideando un superattico per lo storico abitante (o i suoi molto benestanti inquilini) di Notre Dame: Quasimodo. Per lui un superattico luminosissimo,con due grandi giardini, un eliporto e un centro benessere con piscina interna ed esterna. Vista Ville Lumiere assicurata tutto l’anno.

Niente paura c’è l’UNESCO

Nonostante Macron abbia urgenza di chiudere i lavori entro le Olimpiadi del 2024, possiamo rassicurare i lettori che Notre Dame non si trasformerà in un gigantesco Mcdonald’s. Scusate, è sfuggito, ma anche questo era tra i progetti di ricostruzione

“Emozione profonda di fronte a questo drammatico incendio nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, iscritta come Patrimonio dell’umanità dal 1991”, è il messaggio dell’UNESCO che in una nota si dichiara “dalla parte della Francia per salvaguardare e ripristinare questo patrimonio inestimabile” mentre “sta monitorando da vicino la situazione”.

Insomma Quasimodo, la Francia e, sinceramente, anche noi, possiamo dormire sonni tranquilli. Nessuno modificherà Notre Dame. Tempo solo che il Coronavirus alzi le tende.

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Monica Col
Vicedirettore di Zetatielle Magazine e responsabile della sezione Arte. Un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come Piazza Alfieri ( 2018) e Historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora per la rassegna estiva , del progetto contro la violenza di genere promosso da "Rossoindelebile", e della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “. Ha curato l'ufficio stampa e comunicazione del Movimento artistico spontaneo GoArtFactory per tre anni. Collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031. Ė Presidente dell 'Associazione di promozione sociale e culturale "Le tre Dimensioni ", che promuove l' arte , la cultura e l'informazione e formazione artistica in collaborazione con le associazioni e istituzioni del territorio. Segue la comunicazione per varie aziende Piemontesi. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole. È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere".