L’eufrasia, la pianta che cura e allieta la vista
L’eufrasia è un’altra Scrofulariacea di problematica classificazione. Come vi abbiamo spiegato la scorsa settimana, a proposito della cresta di gallo, anch’essa è stata affidata a un’altra famiglia. Per secoli è stata considerata una Scrofulariacea, con fiore zigomorfo e frutto a capsula quale prova, ma da pochi anni si è ritrovata tra le Orobancacee. Evidentemente più della morfologia del fiore, fondamentale in botanica sistematica, si è puntato sul fatto che si tratta di pianta semiparassita. E tale operazione di ricollocamento “familiare” lascia in chi vi scrive una certa perplessità.
Detto questo, il suo nome latino resta per fortuna Euphrasia officinalis L. Il genere Euphrasia deriva dal verbo greco eufraino, che significa “rallegrare”, perché i suoi fiori eleganti rallegrano lo sguardo. Quanto all’aggettivo officinalis, ci testimonia che questa specie ha avuto molto successo, nei secoli passati, quale rimedio medicinale. Ciò va imputato alla rinascimentale “dottrina della signatura”, secondo cui il simile avrebbe curato il simile. Dato che i fiori assomigliano a occhi bordati di lunghe ciglia, l’eufrasia divenne l’erba più richiesta per lenire congiuntiviti e altre infiammazioni oftalmiche.


Il parere dei botanici inglesi Cole e Culpeper, noto anche in Irlanda
Il collegamento tra l’eufrasia e i disturbi della vista fu avvalorato nel XVII secolo dal botanico inglese William Cole. Facendo birdwatching, aveva infatti osservato il raro fanello e aveva notato che l’uccellino si strofinava il capo e gli occhi proprio sull’eufrasia. E aveva dedotto che questo comportamento fosse dettato dal desiderio del fanello di schiarirsi la vista e di renderla più acuta.
Il suo contemporaneo Nicholas Culpeper era invece convinto che l’eufrasia fosse l’erba della memoria. Sosteneva che berne la tisana al posto del tè avrebbe rafforzato l’attività cerebrale. Tale convinzione ebbe una discreta diffusione ad esempio in Irlanda, dove l’eufrasia è pianta autoctona. In alcune contee, si usava mangiarla in insalata o stufata, quando i ragazzi dovevano sostenere esami scolastici. Il suo nome gaelico è Glanrosc che traduce in modo pressoché letterale quello inglese di Eyebright, ovvero “occhio luminoso”.


L’eufrasia secondo la descrizione botanica
L’eufrasia è una specie annua ed erbacea, con fusto eretto, cilindrico e assai ramificato, non più alta di una quarantina di centimetri. Quale habitat, predilige prati, brughiere, boschi e pascoli dell’Europa centro-settentrionale. In Italia, dove il genere conta più di venti specie, è più frequente al Nord e più rara al Sud. Le foglie sono sessili, ovali, un poco pubescenti, di un bel verde brillante, dal margine seghettato da denti aguzzi. I fiori sono posti singolarmente all’ascella di brattee ovate e romboidali, formando il racemo con cui termina lo scapo fiorifero. Sbocciano tra giugno e settembre e sono chiaramente zigomorfi (ossia con un solo asse di simmetria) e bilabiati, come richiede la famiglia botanica delle Scrofulariacee.
Sono allungati, con corolla tubolosa-campanulata di colore lilla o biancastro, con venature viola scuro. Il labbro superiore è concavo, piuttosto ampio, con una forma che ricorda un elmo. Quello inferiore è diviso in 3 stretti lobi con margine a cuore e ha una macchia gialla al centro. Il frutto è una capsula oblungo-obovata che contiene semi ovoidi grigiastri, striati da costicine bianche e rugosi. Sono proprio i semi a creare l’audace apparentamento con le Orobancacee perché, per germinare, devono posarsi su radici di altre piante, quali trifoglio e piantaggine. Ne traggono la linfa sufficiente a divenire poi in breve tempo individui del tutto autonomi e non più parassiti. Per riconoscere l’eufrasia in natura è necessario ricorrere all’indispensabile strumento delle chiavi botaniche.


Il rimedio per gli occhi per eccellenza
Lo studio dei principi attivi dell’eufrasia ha confermato in maniera sorprendente l’utilità della sua acqua distillata nella cura dei disturbi oftalmici. Contiene infatti il glucoside rinantina (che abbiamo già incontrato nella cresta di gallo), acido eufrasiotannico, aneubrina, resina aromatica, colorante azzurro, sostanze amare e oli. Nell’ industria farmaceutica si producono colliri a base di eufrasia, che sono facilmente reperibili in commercio.
Tuttavia, si può preparare un infuso casalingo con cui detergere gli occhi infiammati. Basta mettere un cucchiaio raso di droga medicinale (in questo caso, sono le sommità fiorite) in un bicchiere d’acqua. Si porta a bollore, si spegne e si lascia riposare sotto coperchio per un quarto d’ora. Tale tisana, se bevuta o gargarizzata, è anche utile per placare faringiti, stomatiti e riniti. Senza sospendere le cure mediche in corso, giova inoltre per calmare il catarro bronchiale e il raffreddore ostinato, perché è astringente e lieve analgesico delle mucose.


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