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Mafalda ha detto addio al suo papà. All’età di 88 anni pochi giorni fa è scomparso il fumettista argentino Joaquín Salvador Lavado Tejón, noto con il nome d’arte di Quino. Quino dà alla luce Mafalda il 29 settembre 1964 per un caso. L’azienda di elettrodomestici Siam di Tiella, vuole una mascotte per una campagna pubblicitaria della nuova linea Mansfield e commissiona a Quino il lavoro.

Il progetto non andò mai in porto, ma,nel 1964, su richiesta del direttore del settimanale Primera Plana,  Quino iniziò a pubblicare una strip inedita che presentava Mafalda come vera e propria protagonista.

Joaquín Salvador Lavado Tejón, noto con il nome d’arte di Quino.
Joaquín Salvador Lavado Tejón, noto con il nome d’arte di Quino.

Quino racconta l’Argentina tramite Mafalda

Disegnata con pochi tratti, ma con un’espressività senza precedenti, Mafalda è un simbolo di protesta. In un’ epoca di grandi tensioni Quino, realizza uno spaccato impietoso della sua realtà sociale: l’ Argentina. E per farlo si avvale di una bambina di sei anni, battagliera e fragile, e con una simpatia disarmante.

Quino racconta, attraverso gli occhi di Mafalda, le ristrettezze di una Buenos Aires post peronista e le condizioni in cui versa la politica internazionale durante la guerra fredda. Mafalda non si capacita di come l’umanità non sia riuscita, nel corso degli anni, a trovare un modo più efficace per organizzare il mondo. Sono molti gli aspetti contraddittori della realtà che la circonda e la sua attenzione non risparmia niente e nessuno, a cominciare dai suoi genitori.

mafalda piange il suo papa Quino, triste con il mappamondo fasciato

Mafalda la contestataria

Angel, anonimo impiegato nel ramo assicurativo e Raquel, casalinga, sono appunto i genitori di Mafalda, e abitano a due passi da quella che era l’abitazione di Quino a Buenos Aires all’epoca della creazione della striscia. Proprio nel centro di San Telmo, al 371 di Via Cile.

Mafalda contesta l’atteggiamento rinunciatario e l’arrendevolezza di fronte a quella che sembra essere vissuta dai genitori come una predestinazione, formulando domande che loro stessi hanno paura di porsi. Nonostante i suoi sei anni ha un temperamento bellicoso e sorprendente: da vera pasionaria .E nella sua lotta all’autorità costituita, tanto vale cominciare da quella genitoriale.

I conti non le tornano

I conti non le tornano. Guarda il mondo come a un gioco di costruzioni per comprenderne l’incastro e identificare un modo più efficace di ricomporlo. Pare che fidarsi degli adulti nell’attesa di avere l’età per interrogarsi sulle ‘cose da grandi’ non sia una soluzione percorribile per Mafalda.

Odia particolarmente la minestra che, per Quino, «è una metafora di tutto ciò che si vuole imporre con la forza, delle cose alle quali vuole costringerti il potere, di ciò che viene imposto a un bambino, a un cittadino, a un popolo.» La sua disarmante semplicità ha conquistato il mondo e ancora oggi, a distanza di mezzo secolo dalle prime pubblicazioni, continua ad essere letta da tutte le generazioni.

striscia di Mafalda

Nel 1973 però Quino smette di disegnarne le strisce. “Ad un certo punto mi sono veramente stancato – dichiara in un’intervista a l’Espresso -. Non ce la facevo più a dire tutto quello che non andava, a passare il mio tempo in un continuo atteggiamento di denuncia. Il momento in cui ho deciso di mettere fine alle sue avventure, è coinciso poi con l’inizio di un periodo nero per l’Argentina. Quello dei sequestri, delle sparizioni, della dittatura. Il regime militare ha rafforzato la censura. Anche volendo, non avrei mai potuto continuare“.

Un successo oceanico

Mafalda è stata tradotta in venti lingue diverse e a ogni paese venne chiesto di adattarla alla sua realtà, mantenendone inalterato spirito critico e umorismo. La riuscita di questa incredibile operazione fu il successo improvviso ed oceanico della striscia.

Un successo talmente forte da spingere Umberto Eco, che scrisse la prefazione alla prima raccolta italiana in volume (Mafalda la contestataria, Bompiani, 1969),  a definirla “il personaggio degli anni Settanta”. Sempre secondo Eco, Mafalda “è un’eroina arrabbiata che rifiuta il mondo così com’è […] vive in una continua dialettica col mondo adulto, che non stima, non rispetta, avversa, umilia e respinge, rivendicando il suo diritto a rimanere una bambina che non vuole gestire un universo adulterato dai genitori“.

Come darle torto? Ciao Quino!

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Monica Col
Vicedirettore di Zetatielle Magazine e responsabile della sezione Arte. Un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come Piazza Alfieri ( 2018) e Historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora per la rassegna estiva , del progetto contro la violenza di genere promosso da "Rossoindelebile", e della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “. Ha curato l'ufficio stampa e comunicazione del Movimento artistico spontaneo GoArtFactory per tre anni. Collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031. Ė Presidente dell 'Associazione di promozione sociale e culturale "Le tre Dimensioni ", che promuove l' arte , la cultura e l'informazione e formazione artistica in collaborazione con le associazioni e istituzioni del territorio. Segue la comunicazione per varie aziende Piemontesi. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole. È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere".