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Quando letteratura e cinema si uniscono, il soggetto della storia può essere la creazione stessa del romanzo?

Ogni autore parte scrivendo da ciò che conosce meglio e la sua vita da scrittore finisce inevitabilmente per confluire nei suoi racconti.

I suoi sogni e incubi infantili, ricostruiti attraverso l’immaginazione, diventano quindi le regole cardinali dei suoi mondi di fantasia.

In un certo senso possiamo quindi dire che ogni romanzo contiene dei suggerimenti su come scrivere un soggetto.

Lo scrittore ci parla delle difficoltà che ha dovuto affrontare e come e’ riuscito ad aggirarle, indicandoci la via per seguire il suo esempio.

Ma come diceva il compianto Sean Connery in Scoprendo Forrester, il modo migliore di imparare a scrivere e’ innanzitutto scrivere.

Oggi ammiriamo tre horror che parlano dei drammi, le paure e il delirio di onnipotenza divino di tre fittizi autori di best sellers.

E non e’ un caso se due di questi films nascono dalla penna del grande Stephen King e nell’altro il personaggio dello scrittore e’ una sua caricatura.

Lecchiamoci quindi i pollici e prepariamoci a scorrere una pagina dopo l’altra questi magnifici connubi di cinema e letteratura.

1- Il seme della follia (1995)

stephen king, autore horror

Uno degli autori di best seller più famosi e amati al mondo scompare all’improvviso.

Alla vigilia del lancio del suo ultimo romanzo a soggetto horror, l’editore assume un detective privato per trovarlo.

L’uomo accetta l’incarico con una riserva di cinismo, convinto che si tratti semplicemente di una trovata pubblicitaria.

Ma strani avvenimenti iniziano a farlo sospettare che una presenza sovrannaturale controlli ogni sua mossa.

Inoltre, sempre più fans in giro per il mondo stanno impazzendo compiendo una serie di delitti violenti e immotivati.

Grazie a degli indizi nelle copertine dei suoi libri, il detective riesce a trovare la città dove l’autore potrebbe nascondersi.

Si mette perciò in viaggio assieme a una giovane assistente della casa editrice, altra fanatica delle sue opere.

Il soggetto della missione e’ riuscire a riportare indietro il guru dell’horror o quanto meno recuperare i suo ultimo romanzo.

Ma ogni passo verso la verità li sprofonda in un inferno senza ritorno dove realtà e finzione diventano indistinguibili.

La potenza e la magia dell’arte e la creazione

John Carpenter dipinge con le sue pennellate d’autore il capolavoro assoluto della sua carriera.

Il regista dei cult assoluti Fuga da New YorkHalloween e La cosa raggiunge l’apice con questo unione inimitabile tra letteratura e cinema.

Ovviamente il soggetto della ricerca e il suo romanzo introvabile sono ispirati a uno scrittore ben preciso.

Parliamo di Stephen King, re dell’horror cartaceo trasposto in innumerevoli e indimenticabili films dai registi più importanti della sua generazione.

E visto l’autore non possiamo non citare Christine – La macchina infernale, diretto proprio da Carpenter 10 anni prima.

Il seme della follia trasforma la figura dello scrittore in una divinità onnipotente di livello lovecraftiano.

In questa storia l’autore trae potere da quanti più fanatici credono in lui, chiamandoli alla sua causa tramite i libri.

Con questa forza plasma poi il mondo secondo la sua volontà mettendo i mostri in cima alla catena evolutiva.

E come dice alla fine il magnifico protagonista Sam Neill nel manicomio dove lo rinchiudono: saremo noi umani a diventare storie per i loro bambini.

L’attore supera sè stesso in una prova da antologia, arricchita dal divertente cameo di Charlton Heston in una delle sue ultime apparizioni al cinema.

Riassumendo, siamo semplicemente davanti a uno dei migliori horror della storia del cinema e la vera mostruosità sarebbe non averlo mai visto.

2- Secret Window (2004)

stephen king, autore horror

Passiamo ora a uno dei molti racconti di Stephen King trasformati poi in altrettanti films.

Il protagonista è uno scrittore colpito dalla terribile sindrome della pagina bianca.

Dopo aver pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti di successo, da anni l’uomo non ha più un idea decente da scrivere.

Come la sua carriera, anche la sua vita è andata in rovina con un matrimonio finito in mille pezzi.

La moglie gli chiede da anni di firmare i documenti del divorzio, ma lui semplicemente rifiuta di accettare d’averla persa.

A completare il suo esaurimento nervoso arriva un giorno alla sua porta un altro aspirante scrittore.

L’uomo, un bifolco rozzo e violento, lo accusa di aver copiato e pubblicato uno dei sui racconti.

Peggio ancora, a farlo ulteriormente imbestialire è il fatto che lui abbia rovinato e cambiato il suo finale.

Tra i due nasce una lotta di potere che si fa presto violenta con continue minacce e aggressioni.

A quel punto il protagonista dovrà lottare non solo per difendere il suo buon nome ma addirittura la sua stessa vita e quella della ex moglie.

Una storia per cui vale la pena di uccidere

Secret Window è cinema pieno di oscurità e perdizione dove il mondo della letteratura rappresenta un buco nero senza ritorno.

David Koepp è un regista perfettamente in grado di gestire i tempi del thriller e dell’horror.

Ancora meglio ad esempio è il suo intrigante Echi Mortali che vi abbiamo consigliato la scorsa settimana.

Una maestranza del mestiere esaltata quando al suo servizio si mettono due grandi protagonisti come Johnny Depp e John Turturro.

Questi attori interpretano due scrittori agli antipodi, un autore di successo e un misero contadino ignorante e aggressivo.

Il punto d’onore sulla paternità di un racconto li rende irremovibili sfociando inevitabilmente nella follia più totale.

La loro guerra privata finirà col coinvolgere e tutti gli altri, compresi la moglie Maria Bello e il suo nuovo uomo Timothy Hutton.

La tensione cresce infatti in modo esponenziale fino al terrificante finale che chiude la storia come il definitivo chiodo sul coperchio di una bara.

La storia viene svelata un pezzo alla volta in modo appassionante, dosando al punto giusto i vari colpi di scena scanditi come un cronometro.

In conclusione vi consiglio appassionatamente una delle storie meno conosciute di Stephen King, forse oscurata nel tempo da films più famosi come Shining o Carrie.

3- La metà oscura (1993)

stephen king, autore horror

Come ultimo consiglio abbiamo infine quello che possiamo definire soltanto come il dream team del mondo dell’horror.

Alla regia abbiamo il mitico padre degli zombie moderni, George A. Romero, per uno dei migliori films ispirato dalle opere di Stephen King.

Cinema che si unisce anche qui con la letteratura, il cui soggetto è uno scrittore che da anni scrive un romanzo dietro l’altro utilizzando uno pseudonimo.

Quando uno sporco ricattatore scopre il suo segreto, l’uomo decide finalmente di abbandonare il suo alter ego seppellendolo per sempre.

Ma questo suo lato oscuro non ha nessuna intenzione di essere messo da parte.

Diventando una entità separata e autonoma dallo scrittore, l’essere prende corpo e inizia ad uccidere tutti i suoi amici, colleghi e conoscenti.

A quel punto lo scrittore non ha altra scelta che prendere coscienza di un passato che non avrebbe mai voluto conoscere.

Infatti il suo lato oscuro era con lui ben prima che iniziasse a fare il romanziere ed ora è tornato per restare e prendere il suo posto.

L’inevitabile faccia a faccia finale piegherà le leggi e umane in un confronto sul battito delle ali degli uccelli stregati che i due uomini sentono dovunque.

La tragica fine di un film maledetto

La metà oscura è uno dei film più sfortunati mai esistiti che segnò quasi la fine della carriera di Romero.

A difenderlo siamo veramente in pochi, mentre il resto della critica mondiale lo ha sempre bollato come uno dei più grandi fallimenti del regista.

Ovviamente non cercherò di negare le imperfezioni del montaggio e la narrazione, ma bisogna anche dare al film tutte le attenuanti che merità.

La casa di produzione sprofondò nel fallimento prima della sua conclusione e i nuovi investitori tolsero stupidamente a Romero l’ultima parola sulla realizzazione.

Il risultato è una storia raccontata in modo imperfetto, ma ben lontana dal meritare il disprezzo che i suoi detrattori amano vomitarci sopra.

Timothy Hutton ritorna questa volta come assoluto mattatore nel doppio ruolo del protagonista e la sua implacabile e inarrestabile ombra.

Il suo personaggio, inoltre, ricalca in chiave fantasy la vita di Stephen King quando decise di abbandonare lo pseudonimo di Richard Bachman.

Un nome sotto il quale scrisse alcuni dei suoi libri migliori e originali, senza bisogno di inserire neppure un alito di soprannaturale.

Thriller glaciali come Ossessione o Uscita per l’inferno e due grandi distopie futuristiche come La lunga marcia e L’uomo in fuga.

Cerchiamo quindi di essere tutti più tolleranti in questo mondo digitale fatto di odiatori seriali al lavoro 24 ore al giorno.

Diamo merito a King e Romero di aver fatto del loro meglio nelle peggiori condizioni possibili e godiamoci un film che resta comunque un horror dignitoso e divertente.

Sperando di aver fatto piacere agli amanti della letteratura Kinghiana e del cinema horror, concludo ricordandovi di visitare il mio sito per altri consigli su tutti i generi di cinema:

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