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Articolo di Maurizio Scandurra

Il duro intervento del giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra sulle dichiarazioni del membro del Governo che si arroga il diritto di anticipare il Natale alle 22 in osservanza ai DPCM Conte

C’è chi la negazione la porta con sé sin dalla nascita, persino etimologicamente inclusa nella radice del proprio cognome.

E’ il ministro Boccia, l’uomo preposto al dicastero per gli Affari Regionali, che già fatica, più che malamente, a occuparsi di ciò per cui viene profumatamente pagato dagli italiani. E, non pago, tenta spericolatamente anche la carta della fede.

Per questo povero infelice, peccatore come tutti, che ha pure il coraggio e la faccia tosta di definirsi cattolico (forse su Marte, non certo sulla Terra), questo Governo di cui fa parte tutto può: compreso il decidere se e quando Cristo può venire al mondo. Pazzesco.

Inventarsi hic et nunc una sorta di artificio sulla falsariga dell’ora legale per legittimare la nascita del Salvatore del mondo entro i limiti serali consentiti dal ‘coprifuoco’ dei DPCM.

Conte sarà pure Conte, almeno di nome. Ma Gesù è innanzitutto Re di fatto. Signore della Storia. Dio dell’Universo. Di tutto e di tutti, incluso il minestrino (volutamente con la ‘e’ al posto della ‘i’, perché più che confusione a quanto pare non sa fare).

Natale alle 22? Boccia bocciato

Gesù quest’anno può nascere anche alle 22”. E’ quanto ha affermato il ministro Boccia, in un intervento in videoconferenza con gli Enti locali.

A parte il fatto che non si capisce come e perchè fare la messa di Natale alle 22, sia meno pericolosa che a mezzanotte, siamo davvero allo sbando più totale.

Boccia bocciato, e non solo in teologia. La pandemia ha dato alla testa agli uomini come lui, che pensano di potersi sostituire al Divino come e quando vogliono. Di poter decidere su ogni cosa, e soprattutto che cosa sia giusto o no senza rispetto per ciò che, come la Fede e le sue regole, non afferisce la sfera del relativismo, ma dogmaticamente si pone in valore assoluto. Dunque da rispettare senza discutere, punto e basta.

Il ministro in questione è un altro di quei sicari travestiti da politicanti da due soldi che mira all’uccisione sistematica delle tradizioni di un Paese già stremato dall’incapacità manifesta di chi lo governa.

Di uno Stato vergognoso che punta al disfacimento più completo di ciò che l’ha reso grande nei secoli: famiglia tradizionale, lavoro, arte e turismo.

Di un esecutivo eletto da nessuno che oltraggia con evidente e grave blasfemia i cardini della Cristianità, arrogandosi oltretutto il diritto e la pretesa di pontificare indistintamente urbi et orbi senza averne titolo. Decidendo, di fatto, persino del Natale del Signore.

Il silenzio delle istituzioni cattoliche

Ma quello che è più grave, è la compiacente assenza delle istituzioni cattoliche: al tempo della Democrazia Cristiana, e di San Giovanni Paolo II, una simile imbecillità, una così bestiale idiozia avrebbe nell’arco di un secondo portato alle dimissioni del ministro incriminato. Radiato. Fuori dal gioco.

E subito.

Da Papa Francesco, dalla Conferenza Episcopale Italiana, invece, neanche una parola, un comunicato, una nota stampa ufficiale in risposta a Francesco Boccia.

Mi spiace per gli italiani, ma sono convinto che tutti i problemi di questo Paese sono iniziati da quando i cattolici hanno smesso di fare politica. Consegnando l’Italia nelle mani di gentaglia inutile e altrettanto insipiente che ai tempi d’oro di Craxi e Andreotti non avrebbero preso neanche a far le pulizie nei pubblici uffici. E pensare che allora eravamo oggettivamente il quinto Stato più industrializzato al mondo, oggi, invece, il primo per immigrazione irregolare incontrollata, grazie anche ai proclami del Signor Bergoglio.

Capre. Capre. Capre! Vittorio Sgarbi docet.

Foto copertina da Fanpage.it