La cresta di gallo, che annuncia il taglio del fieno

La cresta di gallo è la pianta che abbiamo scelto questa settimana per il nostro breve approfondimento sulla famiglia delle Scrofulariacee. E qui qualche lettore potrebbe obiettare che la cresta di gallo, dopo esserlo stata per secoli, non è più una Scrofulariacea. La moderna classificazione la attribuisce alla famiglia delle Orobancacee, come la linaria, che vi abbiamo illustrato la scorsa settimana, è diventata addirittura una Plantaginacea! Da erborista attempata, che ha concluso i suoi studi universitari oltre trent’anni fa, chi vi scrive fa un po’ fatica ad accettarlo.

Perché le Orobancacee, in Europa, sono piante parassite e infestanti, di pallore cadaverico anziché verdi, senza alcuna proprietà fitoterapica. D’accordo, sono sempre state considerate assai prossime alle Scrofulariacee ma non sono comunque la stessa cosa. La cresta di gallo non è sola ad aver cambiato famiglia. Pure la nobile eufrasia, di cui vi parleremo la prossima settimana, ha infatti subìto la medesima sorte. Il lettore, dunque, ci perdonerà se per comodità nella trattazione – questa è una rubrica di fitoterapia e non strettamente di botanica – le abbiamo inserite tra le Scrofulariacee. Proprio come hanno fatto tutti i grandi medici erboristi del passato.

Disegno scientifico della cresta di gallo, con radici, fusti, foglie, fiori gialli, frutti a capsula e semi.
Quest’opera è di pubblico dominio anche in USA

Dopo questa doverosa premessa, possiamo affermare che almeno il nome latino non è cambiato ed è rimasto Rhinanthus minor L. Per chi ha dimestichezza con la lingua greca, salta subito all’occhio che nel genere Rhinanthus ci sono i sostantivi rhinos (naso) e anthos (fiore). Da qui deduciamo che la nostra erbetta un po’ problematica ha un fiore giallo a forma di naso.

Tuttavia, assomiglia anche alla cresta di un gallo impettito che sfoggia il suo più sonoro chicchirichì, come denota il nome volgare. E il crepitio dei semi, nella capsula giunta a maturazione, in estate, assomiglia in qualche modo al verso del re del pollaio.

Frutti a capsula ormai secchi mostrati su 3 spighe e, in basso a sinistra, piccoli semi grigio-verdastri. Lo sfondo è bianco.
Capsule mature e semi di cresta di gallo. Questo file è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale ed è stato realizzato nell’ambito del Progetto Phoebus .

In molti paesi nordici, dalla Scandinavia alle Isole Britanniche il momento in cui la cresta di gallo comincia “a cantare” coincide con la raccolta del fieno. Anzi, in Irlanda, una volta aspettavano che i semi crepitassero nei prati per programmarne il taglio. E per molti questo suono è rimasto un inconfondibile ricordo d’infanzia. La cresta di gallo qui è chiamata Yellow-rattle, traducibile come “sonaglio giallo”. Siccome è specie autoctona, da brughiera, ha anche un suo nome gaelico, che è Gliográn, quasi un termine onomatopeico che ravvisa il gracidio delle rane.

Nelle campagne, la farina dei semi di cresta di gallo era mescolata con quella del grano, per renderla quasi azzurra. Il pane impastato, lievitato e messo a cuocere nel forno prendeva così il caratteristico colore blu dei giorni di festa, per sorprendere e divertire i bambini.

Infiorescenza fogliosa di cresta di gallo con fiori gialli bilabiati dai denti viola sotto il labbro superiore.
Foto di She is gone da Pixabay

È una pianta erbacea eretta, alta fino a mezzo metro, frequente nei prati freschi e umidi, nelle paludi e nelle già citate brughiere. I fusti, più o meno ramificati, sono chiazzati di nero e ricoperti da una corta peluria. Le foglie sessili e opposte, sono oblunghe, strette e ruvide, con margine a denti un poco arrotondati. Le infiorescenze a spiga fogliosa (perché ogni fiore ha brattee simili a foglie) hanno fiori dalla corolla gialla bilabiata che sbocciano tra maggio e agosto. Tale corolla è costituita da un tubo diritto che termina con due labbra e due denti arrotondati di colore blu o viola sotto il labbro superiore.

Il frutto è una capsula panciuta rigonfia sormontata da un corto becco e contiene numerosi semi “canterini. Quando cadono nel terreno, per germinare, hanno bisogno della linfa assorbita dalle radici di un’altra pianta, su cui si appoggiano. Si tratta di un fenomeno temporaneo, perché poi il nuovo individuo si gestisce come pianta autonoma. Da qui la definizione di pianta semiparassita che l’ha fatta accomunare di recente alle Orobancacee. Per riconoscere la cresta di gallo in natura, sono indispensabili come sempre le chiavi botaniche.

Spiga con frutti a capsula tondeggianti e appiattiti, verde pallido, e con un fiore giallo ancora in cima.
Capsule di cresta di gallo. Questo file è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale e fa parte di un’osservazione su iNaturalist:
iNaturalist.org/observations/32868521.

Il principio attivo più importante nella cresta di gallo è un glucoside chiamato rinantina, che troveremo anche nell’eufrasia. È il responsabile del colore bluastro della farina dei semi e, per idrolisi, si scompone lentamente in glucosio e rinantogenina. Servirebbero studi clinici approfonditi per comprenderne meglio il meccanismo d’azione.

In ogni caso, nei secoli passati, la medicina popolare è spesso ricorsa a infusi di sommità fiorite di quest’erba. Con l’obbiettivo di contrastare disturbi anche disparati tra loro, dalla cattiva digestione al raffreddore.

Prato in primo piano disseminato di fiori gialli di cresta di gallo. Sullo sfondo, il profilo di una collina e il cielo azzurro con qualche nuvola.
Foto di Hans da Pixabay

Foto di copertina di DEZALB da Pixabay

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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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