La cimbalaria, pianta da muri, con il cembalo nel nome
La cimbalaria non fa eccezione, tra le piante che vi abbiamo proposto in queste settimane. È una Scrofulariacea, con tutte le caratteristiche della famiglia delle Scrofulariacee, che la moderna classificazione botanica ha attribuito in modo discutibile alle Plantaginacee. Il nome latino è Cymbalaria muralis G.M.SCH. ma permane anche Linaria cymbalaria MILL., che l’apparenta con la linaria per il fiore assai simile nella forma.
Il genere Cymbalaria deriva dal greco kymbalon, che traduciamo con cembalo, perché le foglie sono depresse nella parte centrale, come accadeva per quest’antico strumento musicale. L’aggettivo muralis, che determina la specie, si riferisce alla sua attitudine di attecchire tra le pietre dei vecchi muri o in mezzo alle rocce.


Una pianta ornamentale che si è inselvatichita
La cimbalaria è una pianta originaria del bacino del Mediterraneo che, intorno al XVII secolo, ebbe molta fortuna come pianta ornamentale. I suoi semi vennero importati anche nel Nord Europa per abbellire i giardini rocciosi. Per la sua bellezza fu molto apprezzata nelle Isole Britanniche, dove tornò a inselvatichirsi in ambienti piuttosto ombrosi. In Gran Bretagna, è detta Ivy-leaved Toadflax, ossia linaria dalle foglie d’edera.
In Irlanda è più diffuso il nome di Aaron’s Beard, che vuol dire barba di Aronne, per le lunghe radici avventizie simili a una barba. Il nome gaelico è Buaflíon balla: ricordate? Con Buaflíon si indica la linaria, nota come il lino del rospo. Ma qui c’è anche il sostantivo balla, che significa muro. È dunque pure nell’Isola di Smeraldo la linaria dei muri. Curioso è l’epiteto che le è stato dato in Francia, ossia Ruines de Rome, a indicare che è assai frequente nei siti archeologici della Roma antica.


Un ritratto botanico della cimbalaria
Si tratta di una pianta erbacea perenne e rampicante, sebbene i suoi fusti si presentino un poco legnosi alla base. Essi sono glabri, ramificati e decombenti sui muri o sulle pietre su cui è attecchita, aggrappandosi con le già citate radici avventizie. La sua altezza è pertanto assai variabile, passando dai 10 ai 75 centimetri. Le foglie sono lucide e alterne e ravvisano quell’edera. Si dispongono a festone per non sovrapporsi le une alle altre e meglio godere della luce per la fotosintesi. I fiori lilla, zigomorfi, che sbocciano tra marzo e ottobre, hanno corolla bilabiata, che ricorda quella della linaria. Il labbro superiore presenta due lobi mentre quello inferiore ne ha tre, con una macchia gialla che attira gli insetti impollinatori.
Il colore dei fiori varia a seconda dell’esposizione: più violaceo all’ombra e rosa, al contrario, al sole. Sono eliotropi, ovvero seguono il movimento del sole, nel cielo, ma ciò avviene soltanto sino alla fecondazione. Poi il fiore, che ha un lungo picciolo, si gira verso il muro. E questo avviene affinché il frutto a capsula globosa e dentata maturi e si apra in una fenditura. Così i semi liberati, che sono ovali e ricoperti da costole ondulate, si possono incastrare perfettamente in essa e lì germinare. Per riconoscere la cimbalaria in natura occorre sempre utilizzare l’indispensabile strumento delle chiavi botaniche.


La cimbalaria in fitoterapia
Nella tradizione contadina, la cimbalaria è un’erba da insalate. Mescolata ad altre specie campestri, per secoli se ne sono mangiate le foglie e persino i variopinti fiori. Tuttavia non bisogna esagerare: conviene assaggiarla a piccole dosi perché è un po’ tossica. Ed è anche il motivo per cui si preferisce un uso fitoterapico soprattutto esterno.
Come principi attivi, contiene mucillagini, tannino, acido tartarico, cimbalarina e acido acetico. Essi conferiscono alla pianta proprietà vulnerarie, antiinfiammatorie e astringenti. Le foglie tritate e applicate in cataplasma giovano quindi per lenire eczemi, dermatiti, scottature, geloni ed emorroidi. Tisane diuretiche per contrastare i calcoli renali sono invece sconsigliate perché ci sono tante erbe migliori, senza controindicazioni, per ottenere il medesimo scopo.


Foto di copertina di Hans da Pixabay
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