Un indovino mi disse” è una lettura da prendere a giuste dosi, senza fretta e col tempo per riflettere e immaginare ogni singola immagine. Il libro è voluminoso e vi farà compagnia per un po’, quindi, il libro giusto per la nostra rubrica “Libri on the Road“. Ma non abbiate fretta! Lo scopo non è arrivare all’ultima pagina quanto di leggerlo e assaporare ogni parola di quest’avventura.

È uno di quei libri che, a lettura finita, si sente il bisogno di rileggere ancora qualche pagina. O addirittura di rileggerlo per intero, come è successo a me. Per un bisogno naturale e forte di sentire ancora il profumo di una intensa umanità.

Un libro che ti cambia la vita

Conobbi Terzani (artisticamente) in una stazione ferroviaria. Ero in ritardo e persi il treno. Costretta ad aspettare quello successivo decisi di trascorrere il tempo in libreria. Com’è mia abitudine, mi lasciai guidare dall’istinto. Col senno di poi, capii che non ero affatto in ritardo.

Ero in perfetto orario per l’appuntamento che cambiò significativamente la mia esistenza.

A pensarci bene, fu l’appuntamento in cui sono arrivata più in orario in tutta la mia vita. Quello con Tiziano Terzani.

I suoi libri, senza volerlo e senza che me ne accorgessi, mi hanno introdotto nel mondo della spiritualità e dell’autoconoscenza. Terzani ha messo in me i semi di un qualcosa che poco dopo sarebbe cresciuto all’interno della mia coscienza. Riaffiorano anche in questo romanzo i temi da sempre cari al giornalista e scrittore fiorentino. La storia, la globalizzazione, il confronto tra le civiltà e il malanno che abbiamo tutti: la mortalità.

"Un indovino mi disse" di Terzani: quando una profezia ti cambia la vita.
“Un indovino mi disse” di Terzani: quando una profezia ti cambia la vita.

La profezia che cambiò la vita di Terzani.

Il libro si apre con una frase curiosa: “le buone occasioni nella vita si presentano sempre, basta saperle riconoscere“. Per il protagonista la buona occasione fu una maledizione.

Ebbene sì. Quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere.

Terzani, mancato nel 2004, era uno scrittore e giornalista di successo. Molto apprezzato in Germania dove lavorava per la rivista Der Spiegel come corrispondente dall’Asia. Nel 1976 si trovava ad Honk Hong. Qui un indovino cinese lo ammonì: “Attento. Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare mai”. Da Occidentale, un po’ cinico e pragmatico, non prese sul serio la faccenda. Ma non nascose una leggera preoccupazione. “Quello di cui hai paura è la paura e non gli aerei. Se vuoi non aver paura, devi volare. Siediti su un aereo convinto che niente succederà, e niente succederà.”

Farsi predire il futuro per lui era solo un gioco, un modo per entrare in contatto con le usanze locali. Nonostante tutto le parole del saggio gli rimasero impresse. Da qui inizia il suo viaggio al di fuori del mondo normale, fuori dal giornalismo, dai fatti, dal mondo che corre senza mai fermarsi. Entrò in un altro spirito, in un’altra dimensione.

Inizia così la sua ricerca della verità al di là delle apparenze. L’indovino rappresenta solo il suo primo passo nel viaggio all’interno della magia.

Terzani capisce che la fuga di questa dalle nostre vite ci toglie una grande visione di tutto ciò che è “altro”. Rimaniamo dei piccoli e banali corpi intenti a salvare le apparenze, sempre alla ricerca del materiale, dell’esibizione fine a se stessa, di un qualcosa che non porterà mai a niente di buono.

Nulla accade per caso

Arrivò il 1992, l’anno prima della predetta tragedia. Terzani si sentiva stanco, dubbioso sul senso del suo lavoro. Gli torna in mente la profezia dell’indovino. Non si sentiva in pericolo, più che altro la vide come un’opportunità, un’occasione per guardare il mondo con occhi nuovi. Decise quindi di non prendere aerei per tutto l’anno, senza rinunciare al suo mestiere.

Inizia così la sua avventura, nell’anno che lui stesso considera il più bello della sua vita. Un’avventura alla scoperta di culture e luoghi impensabili. Il lettore sarà accompagnato in questo viaggio intenso in cui si scoprono posti nuovi mai visti, mai toccati, forse addirittura scomparsi dalle cartine geografiche.

Il messaggio di Terzani

Leggendo il libro si scopre inoltre che Terzani, da esperto giornalista, sapeva cogliere l’essenza delle culture descritte nel suo periodo asiatico. Da grande osservatore del mondo aveva anche anticipato molti avvenimenti come l’integralismo islamico e il declino culturale della Cina.

Attraverso la scoperta dell’Asia Terzani ci insegna a guardare la realtà da diverse prospettive, senza pregiudizi. Ci fa capire che il mondo ha varie sfumature e non esiste soltanto la nostra. Nel mondo d’oggi, dice Terzani, è “naturale essere depresso, come è naturale che lo sia per chiunque abbia ancora un’idea di quel che la vita potrebbe essere e non è“.

La depressione diventa un diritto, quando uno si guarda attorno e non vede niente o nessuno che lo ispiri, quando il mondo sembra scivolare in una gara di ottusità e di grettezza materialista.

Non ci sono più ideali, non ci sono più fedi, non ci sono più sogni. E non c’è niente di grande in cui credere; non un maestro cui rifarsi.

Un indovino mi disse” ci racconta di un viaggio interminabile senza aerei, con tutti i disagi che ciò comporta. Ma il viaggio è solo una cornice, un pretesto per parlarci di un mondo che non c’è più e che non credo riavremo.

Quello che il libro ci lascia sono le riflessioni dell’autore, più che i racconti dei posti che vede. Il viaggiare via mare e via terra costringe a soffermarsi sulle diversità tra i paesaggi e le culture, che sempre più la globalizzazione e il falso progresso stanno facendo sparire. L’unico modo per rendersene conto è leggere questo capolavoro.

Viaggiare senza aerei

Di necessita virtù, come si dice.

Quella che poteva essere una nota a margine dell’evitare di prendere aerei a seguito della predizione dell’indovino (e col senno di poi male non ha fatto, ma niente spoiler) si trasforma nell’occasione di una vita da giornalista itinerante che cambierà per sempre il suo sguardo sul mondo. Possiamo dire che Terzani sia stato il precursore di quello che oggi chiamiamo “turismo lento“, che ha come prerogativa quella di spostarsi con mezzi alternativi evitando gli aerei, nel rispetto dell’ambiente.

Viaggiare in aereo significa, infatti, perdersi molto di un viaggio, si passa da un Paese all’altro senza valicare nessuna frontiera. Ci dimentichiamo che la cosa importante è “il percorso che si fa, non la meta da raggiungere“. 

Terzani attraversa il Laos, la Birmania, la Malesia fino ad arrivare in Cambogia. Da lì il Vietnam e prendendo la transiberiana arriva fino in Europa, facendo poi ritorno in Asia. Il suo è un diario di viaggio piuttosto originale, una vera e propria avventura vissuta da un’altra prospettiva, a stretto contatto con tutti quegli aspetti e caratteristiche non convenzionali, che spesso e volentieri sfuggono al comune viaggiatore. 

Il turismo moderno

Il libro ci fa riflettere su quanto sia sbagliato viaggiare da semplici turisti. Cosa vuol dire prendere l’aereo? Un mezzo che ci dà sì la possibilità di ottimizzare i tempi. Ma vuol dire anche perdere di vista la distanza tra due posti. Una volta arrivati, consumiamo e torniamo a casa. Questo “impacchettare” nel nostro tempo limitato tutto ciò che è possibile fare senza assaporarlo e goderlo sta distorcendo l’essenza del viaggio.

Terzani, come tutti noi, aveva dimenticato come si viaggia.

Aveva dimenticato il “fascino decadente” delle stazioni ferroviarie oppure le navi. “Teniamole in vita come una prova d’amore. Usiamole per far felici gli ultimi romantici. Usiamole per salvare i depressi! Facciamo viaggiare sulle navi chi non sopporta più il peso della vita, chi non vede ragione per tirare avanti, chi si sente soffocare, e risparmieremo quintali di pasticche; faremo a meno del Valium e del Prozac!“.

I mezzi alternativi

Quando si prende l’aereo si arriva direttamente in un aeroporto asettico, dove tutto è pulito e funzionale. Sono luoghi tutti uguali in qualunque paese del mondo, anche nei più poveri. Poi si arriva nel centro di una città turistica e ci si reca nei posti che l’amministrazione comunale ha deciso che sono turistici. Questo perché hanno una parvenza di storia o perché ci sono tanti negozi di souvenir. Si va a mangiare nei ristoranti turistici. Si dorme in albergo serviti e riveriti senza mai entrare in contatto le persone del posto che ci possono raccontare come si vive lì. 

Ci si sposta da un punto all’altro in metropolitana, nel buio del sottosuolo. Andando a piedi si rispettano tempi più lenti e ci si sente liberi di cambiare tragitto senza limitazioni.

A volte ci si perde finendo in posti sconosciuti che mai avremmo pensato di visitare. Non ci rendiamo conto della bellezza che ci perdiamo. La nostra fretta e il desiderio di consumare persino le vacanze porterà via anche questo. Lo ha detto anche Terzani: “Brutta invenzione il turismo! Una delle industrie più malefiche! Ha ridotto il mondo a un enorme giardino d’infanzia, a una Disneyland senza confini.”

"Un indovino mi disse" di Terzani: quando una profezia ti cambia la vita.
“Un indovino mi disse” di Terzani: quando una profezia ti cambia la vita.

Terzani e l’Asia

Uno degli aspetti più interessanti è la scoperta dell’Asia. Terzani ce la racconta dal punto di vista di chi ci vive. Lui ebbe il privilegio di essere stato negli stessi posti più volte a distanza di anni. Quindi ha potuto seguire il cambiamento delle città orientali. Quello che ci racconta è il tragico declino dell’oriente, ormai omologato all’occidente.

Tanti posti orientali hanno rinnegato le loro tradizioni millenarie in nome del progresso, dell’innovazione, della globalizzazione. L’ambizione degli Orientali non è più quella dei loro genitori ma è diventata la stessa degli abitanti degli Stati Uniti che ormai, a parte le differenze culinarie e poco altro, non sono più tanto diversi. 

Terzani ci mette in guardia proprio su questo. La Cina fino a 100 anni fa aveva la sua cultura, le sue tradizioni, il suo modo di vivere. Facevano parte di una cultura millenaria alternativa a quella dell’occidente, avevano la loro medicina, la loro istruzione, la loro alimentazione, la loro religione. Tutto ciò si è perso per imitare la cultura occidentale che viene ritenuta migliore e di successo.

Ma è davvero così?

In occidente in media una persona su sei ha un qualche problema di salute mentale mentre una su quattro è in sovrappeso. Ma a quanto pare per l’orientale medio l’unica ambizione è quella di far soldi e di avere successo. Quello che prima era un mondo ricco di culture e diversità ormai non c’è più. Lo abbiamo appiattito e reso tutto uguale con la pretesa dell’industrializzazione e del progresso. Questo non è una ricchezza ma una grave perdita. Il materialismo occidentale porta ad etichettare tutto ciò che è diverso culturalmente come inattendibile e a volte ridicolo. Ad esempio, una persona che in Occidente viene considerata schizofrenica in Asia viene chiamato sciamano o guaritore. Insomma, abbiamo ancora tanto da imparare.

"Un indovino mi disse" di Terzani: quando una profezia ti cambia la vita.
“Un indovino mi disse” di Terzani: quando una profezia ti cambia la vita.

Conclusioni

Non ci illudiamo, il processo è irreversibile.

Terzani ce ne parlava già negli anni 70 in “Un indovino mi disse” e le cose non sembrano migliorate affatto. Le culture scomparse non torneranno. Non c’è nessun interesse per la Cina di tornare, ad esempio, alla sua medicina alternativa e al commercio interno bandendo le esportazioni. Oltre alle culture perderemo anche la bellezza dei posti che ci sono oggi, comprese le risorse naturali.

Chissà cosa direbbe oggi, soprattutto di questo anno 2020 e degli avvenimenti che lo stanno caratterizzando. Forse oggi il profeta è lui e chissà come rivedrebbe la ripartenza del mondo intero.

Quando accadrà, il mondo diventerà un posto triste e insignificante. Da qualche parte c’è qualcuno, per il quale nessuno ha votato, che spinge perché il mondo giri sempre più alla svelta, perché gli uomini diventino sempre più uguali in nome di una roba chiamata «globalizzazione» di cui pochi conoscono il significato e ancor meno hanno detto di volere.”