La perlina rossa, una gloria del passato da riscoprire

La perlina rossa è una pianta che ha la prerogativa di passare inosservata. Non è tanto alta e ha un aspetto impolverato perché è completamente ricoperta da fini peli bianchi che occultano il reale colore di fusto e foglie. È in apparenza trasandata e poco invitante, al punto da non suscitare la benché minima ammirazione. Allora perché si fregia di un nome così grazioso com’è perlina rossa? Perché, pur essendo un’erba bruttina, ha fiori rosa acceso che brillano come perle sugli steli. Nella prima catalogazione di Linneo le fu attribuito il nome latino di Bartsia verna L. E ciò avvenne perché il celebre botanico svedese del XVIII secolo desiderava omaggiare proprio con la perlina rossa un caro amico. Si trattava del medico lui pure svedese Giovanni Bartsch. Ed è fatale domandarsi come mai Linneo non abbia scelto una specie un pochino più appariscente da tributargli.

In ogni caso, attualmente è classificata come Odontites vernus Dumort., nome che ci specifica meglio la pianta nelle sue caratteristiche. Il genere Odontites deriva dal sostantivo greco odous (odontos al genitivo) che significa “dente”. È molto probabilmente l’erba dentaria descritta già da Plinio nel I secolo e consigliata come rimedio efficace contro il mal di denti. Quanto all’aggettivo vernus, che qualifica la specie, si riferisce alla primavera, che in latino è ver, in relazione alla fioritura. Infine, la perlina rossa appartiene da sempre alla famiglia delle Scrofulariacee, anche se si pretende di spostarla in quella delle Orobancacee perché semiparassita. Succhia infatti acqua e sali minerali dalle radici di piante vicine.

Una pianta di perlina rossa, con infiorescenze rosate, che si distingue poco tra l'erba del prato.
Questo file è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico Attribuzione: Bartsia rossa (Odontites vernus) di Rose e Trev Clough dalla collezione del progetto Geograph . 

Dato che la perlina rossa è la pianta senza qualità, persino il suo profumo è deludente e poco gradevole. E ci stupisce il fatto che, nonostante il pessimo aroma, in Irlanda sia stata impiegata per secoli come succedaneo del tè, con biscotti e pasticcini. Ce lo testimonia addirittura il nome gaelico, che è Hocas tae, ossia “tè dal colore di malva”.

Essendo autoctona, è stata spesso associata proprio alla malva, per l’analoga sfumatura dei fiori, e le sono state accordate le medesime proprietà emollienti e antiinfiammatorie. In alcune contee, come quelle di Kerry e di Wexford, la perlina rossa era considerata il rimedio per sconfiggere qualunque malanno. E non c’era famiglia che non la tenesse essiccata in dispensa.

Infiorescenza a spiga fogliosa, con fiori bilabiati dalla corolla rosa-violacea.
Questo file è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico . Attribuzione: Bartsia rossa (Odontites vernus), Easting, Unst di Mike Pennington dalla collezione del progetto Geograph .

È una pianta annuale pubescente, tipica di prati umidi, campi, boschi ma anche di terreni nudi o gerbidi. Non supera l’altezza di una trentina di centimetri ed è eretta e ramificata in modo disordinato. Il fusto è coriaceo e spesso tinto di rosso. Le foglie sono sessili, opposte, dal margine dentato. I fiori che sbocciano tra maggio e agosto sono riuniti in spighe apicali, fogliose e unilaterali. Ciò vuol dire che, in ogni spiga, sono rivolti tutti dalla stessa parte. Essi sono zigomorfi, come richiesto dalle Scrofulariacee, perché hanno un unico asse di simmetria, e sono bilabiati. La corolla è rosa-violacea, con labbro superiore a cappuccio e quello inferiore trilobato.

I frutti sono capsule verdastre che contengono piccoli semi bronzei, ovali, dalle scanalature longitudinali assai evidenti. Per riconoscere la perlina rossa in natura occorre servirsi, come per ogni altra specie che, settimana dopo settimana, vi presentiamo, dell’indispensabile strumento delle chiavi botaniche. Le foto artistiche, infatti, potrebbero ingannare nella corretta identificazione.

Disegno scientifico con radice, fusto, foglie e infiorescenze a spiga.
Quest’opera è di pubblico dominio anche in USA

Come vi abbiamo già anticipato, la medicina popolare ha usato per secoli la perlina rossa quale rimedio per svariate patologie, soprattutto per lenire il mal di denti. Similmente all’eufrasia, il suo decotto è stato impiegato contro le infezioni oftalmiche. Oggi non è una droga utilizzata in fitoterapia perché mancano gli studi clinici che ne valutino l’efficacia, le controindicazioni e la tossicità.

Sappiamo che contiene flavonoidi, acidi organici e glicosidi, tra cui citiamo senz’altro l’aucubina, con proprietà antibatteriche e antiinfiammatorie. In attesa che la scienza si occupi finalmente anche della perlina rossa, sconsigliamo comunque un uso curativo “fai da te”.

Sommità fiorita di perlina rossa, con fiori zigomorfi, bilabiati e rosacei su sfondo di prato verde.
Questo file è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico . Attribuzione: Bartsia rossa (Odontites verna), Easting di Mike Pennington dalla collezione del progetto Geograph .

Foto di copertina rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico . Attribuzione: Bartsia rossa (Odontites vernus) di Anne Burgess dalla collezione del progetto Geograph .

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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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