Beccabunga, una nobile decaduta in riva al ruscello

La beccabunga appartiene al genere Veronica, di cui vi abbiamo già parlato la scorsa settimana con la Veronica officinalis L. È stata classificata da Linneo come Veronica beccabunga L. facendo riferimento alla parola tedesca bachbohnen, che significa “fagioli di ruscello”. Questo perché le sue foglie ricordano quelle del fagiolo e perché si tratta di una specie acquatica. I suoi fusti carnosi sono cavi per far sì che, nel processo di fotosintesi, i gas vengano trasferiti dalle foglie in superficie alle radici sommerse.

Predilige come habitat i luoghi umidi e fangosi e vegeta anche nel clima freddo delle nostre montagne (sin oltre i 2000 metri) o del Nord Europa. La beccabunga è la pianta che abbiamo scelto per chiudere la controversa famiglia delle Scrofulariacee, cui appartiene senz’altro. Tuttavia, siccome la moderna classificazione vorrebbe attribuirla alle Plantaginacee, ci traghetterà proprio in quest’ultima famiglia, che cominceremo a illustrarvi la prossima settimana.

Particolare di un'infiorescenza a spiga con 2 fiori sbocciati blu e altri in bocciolo, su sfondo verde d'erba.
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Molto comune in Irlanda, per secoli la beccabunga è stata considerata un buon rimedio contro lo scorbuto, al pari del crescione, dato che contiene vitamina C. I suoi giovani getti, dal sapore acidulo e amaro, colti prima della fioritura, si sono usati come ingrediente nelle insalate.

Ma i più golosi ne mangiavano le foglie fritte nel burro salato e poi condite con aceto di sidro. Tale ricetta era considerata una vera e propria ghiottoneria che, per di più, pare aiutasse a contrastare patologie infiammatorie. Nell’Isola di Smeraldo, la beccabunga è una pianta autoctona, che ha il nome gaelico di Lochall, ossia “frequente al lago”. In inglese, è invece detta Brooklime, che vuol dire “limetta del ruscello”.

Piante di beccabunga, con tenere foglie verdi, in riva a un corso d'acqua.
This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license. Attribution: Brooklime (Veronica beccabunga) by Evelyn Simak from the Geograph project collection.

È una specie perenne, glabra, carnosa e strisciante, con fusti robusti che divaricano. Soltanto quelli che recano i fiori sono eretti. Raggiunge un’altezza di 60 centimetri e, per questo, è una fra le più alte nel genere Veronica. Le foglie della beccabunga sono ovali, con apice smussato e margine dentato, opposte, subsessili e hanno l’inconfondibile consistenza carnosa. I fiori blu, che sbocciano tra maggio e settembre, sono riuniti in infiorescenze a spiga, che ne contengono persino una trentina e che sono poste all’ascella fogliare.

La corolla zigomorfa, che nasce dalla fusione dei 4 petali, presenta 4 lobi di differente forma e dimensione. Quello apicale è più grande, quelli laterali sono uguali (sovrapponibili rispetto all’unico asse di simmetria) e quello inferiore è stretto e allungato. Il frutto è la tipica capsula delle Scrofulariacee, approssimativamente cuoriforme, con linee evidenti sulle valve. Per riconoscere la beccabunga in natura è necessario utilizzare l’indispensabile strumento delle chiavi botaniche, perché una semplice fotografia potrebbe trarre in inganno.

Disegno scientifico con radici, fusto, foglie, fiori e frutto a capsula.
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Al pari della veronica, la beccabunga è stata assai apprezzata dai medici delle epoche passate. Nel XVII secolo il suo succo era consigliato come depurativo del sangue e, come vi abbiamo già anticipato, per prevenire lo scorbuto. Ancora nel Settecento se ne tessevano le lodi ma dopo la Rivoluzione Francese è finita a poco a poco nell’oblio. Come se fosse stata una… nobile decaduta. Usò quest’espressione, riferendosi proprio alla beccabunga, la dott. Elda Peletta (1938 – 2000) nel suo delizioso manualetto “Erbe selvatiche nella cucina” (Musumeci Editore, 1981). Si tratta di un libro purtroppo ormai introvabile ma la definizione di nobile decaduta è quanto mai attuale e calzante. Perché la beccabunga è ricca di principi attivi utili alla nostra salute ed è inspiegabile che venga trascurata.

Contiene, infatti, il glucoside amaro veronicina, vitamina C, saponine e tannini. È quindi un buon diuretico, ma anche espettorante, depurativo del sangue, antiinfiammatorio e antiscorbutico. Il modo migliore per assumerla è quello alimentare, introducendola in gustose insalate primaverili. È possibile comunque preparare la tisana da pianta essiccata, che si può bere lungo la giornata al posto del tè. Senza mai interrompere le cure mediche in corso. L’infuso si ottiene ponendo due cucchiai rasi di erba in mezzo litro d’acqua fredda. Si porta a bollore, si spegne e si lascia riposare sotto coperchio per una decina di minuti. A questo punto, si filtra e si dolcifica a piacere.

Piante fiorite di beccabunga sulle sponde di un corso d'acqua, con ciottoli grigi e terreno fangoso.
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Dato che la beccabunga è un’erba alimentare, speriamo di fare cosa gradita ai nostri lettori proponendo loro una ricetta. La riportiamo di seguito ed è tratta dal già citato libro di Elda Peletta.

Beccabunga al forno

Ingredienti per 4 persone:

4 manciate di beccabunga lessata

1/2 cipolla

1 ciuffo di prezzemolo

5 foglie di basilico

5 uova

2 spicchi d’aglio

4 cucchiai d’olio

100 grammi di parmigiano grattugiato

1 noce di burro

Fate dorare nell’olio l’aglio e la cipolla tritati, aggiungetevi il prezzemolo e il basilico, anch’essi tritati, e poi la beccabunga. A parte, amalgamate il parmigiano grattugiato con le uova sbattute, versate il tutto sulla beccabunga, ricoprite  con fiocchetti di burro e infornate a 180° per 20 minuti circa.

Foglie di beccabunga ovali e carnose, con una spiga fiorita in primo piano.
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Foto di copertina rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico Attribuzione: Brooklime (Veronica beccabunga), Close House di Andrew Curtis  dalla collezione del progetto Geograph

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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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